Loading

Massimo D’Alema a Casamassima.

Solo un vento gelido siberiano ad accogliere fra le sue braccia, venerdì 19 gennaio anno domini 2018, il presidente, il leader massimo da anni immemori protagonista della politica italiana che risponde al nome di Massimo D’Alema.

Bisognava inaugurare la nuova realtà politica del paesello, quell’Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista che, nato dalle ceneri di una parte del PD, anche qui a Casamassima muove i suoi primi passi.

Gli addetti ai lavori erano tutti presenti, allorquando alle 17.15, con un leggero ritardo, in Piazza, precedute da un’auto dei Carabinieri le due macchine della scorta con tanto di lampeggiante blu, consegnavano ai convenuti i baffetti di D’Alema.

Quel primo abbraccio troppo veloce pure per l’obbiettivo più irriverente della serata è stato con il grande vecchio professor Vito De Tommaso. E quel saluto inatteso ma sentito ci ha fatto venire alla memoria quella foto scattata sotto al palco a maggio del 2003.

Era la volta in cui Vito De Tommaso, con una coalizione a guida DS, una delle tante metamorfosi del PD una volta PCI, insieme alla Margherita riuscì a spuntarla, per duecento voti, su Antonio Lucio Episcopo che guidava una coalizione formata da Alleanza Nazionale e Forza Italia.

Quella volta tentarono la strada che portava alla fascia, senza successo, anche Romualdo Ferri (UDC e Socialisti Autonomisti), Massimo Tripoli  con Nuovo Sud e Franco Massaro per il Partito della Rifondazione Comunista.

Alla fine, come nelle migliori storie d’amore che si rispettino, tutti insieme appassionatamente si videro i DS, i Socialisti Autonomisti, quelli dello SDI, il Nuovo Sud e i Margherita a governare dando inizio a quello che tutti ricordano come il 1° De Tommaso.

Ma oggi non siamo più nel 2003 ed ere geologiche politiche sono trascorse e con esse cambiamenti che tutto hanno modificato per non far variare nulla.

L’ex comunista D’Alema, divenuto poi socialdemocratico, probabilmente uno dei massimi responsabili della disfatta della Sinistra con un’apertura senza uguali al liberismo senza ostacoli che ha partorito dalle sue viscere quel Renzi che oggi vorrebbe contrastare senza avere più quella credibilità minata anche da quel bombardamento su Belgrado del 1999, con il placet di Berlusconi, si ripresenta come il nuovo e il possibile competitor non solo del PD, ma anche della destra più retriva e miope degli ultimi decenni.

Solo la politica nazionale, con le imminenti elezioni del 4 marzo, ha caratterizzato i dieci minuti concessi agli infreddoliti presenti che hanno circondato il leader massimo che con la sua sciarpetta blu lo ascoltavano in religioso silenzio. Avremmo avuto voglia di chiedere cosa volesse dire con quel governo del presidente auspicato con l’intervista al Corriere della Sera di qualche giorno fa, ma il freddo e la certezza di aver capito fin troppo bene lo scopo ultimo di Massimo ci hanno fatto desistere dal proposito della polemica.

Ricordiamo che Articolo 1 MDP, insieme a SI di Fratoianni e Vendola con Possibile di Civati hanno dato luogo ad un nuovo soggetto politico, Liberi e Uguali alla cui guida è stato chiamato Pietro Grasso.

Presenti fra gli altri, anche il responsabile cittadino di Forza Italia, Rino Carelli, una delegazione di Autonomia Cittadina guidata da Pinuccio Fortunato con il suo candidato sindaco Giuseppe Nitti, dal PD con il già citato Vito De Tommaso e Rocco Bagalà, da SI di Francesco Matarrese e da quelli che salutavano il D’Alema nazionale con sorrisi a 36 denti  ricordando vecchie campagne elettorali  che sconfitti li vedevano: fra tutti l’avvocato Alessio Nitti.

Ottimi e pensiamo unici credibili padroni di casa Giacinto Rella, Andrea Azzone e Pinuccio Castellano che avranno il compito di cercare di traghettare la sinistra verso porti più sicuri.

Almeno al paesello.

In bocca al lupo.

 

 

Commenti

commenti

Rispondi