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Morire è un mestiere difficile.

Due ore prima di morire Abd al-Latit al-Sàlim guardò suo figlio Bulbul dritto negli occhi, come per per strappargli una promessa solenne, e con le poche forze che ancora gli restavano gli ricordò il suo desiderio di essere seppellito nel cimitero di Annabiyya, il suo paese natale.

E visto che il suo unico desiderio di morire almeno dopo aver assaporato la libertà non gli è stato concesso, fa promettere al figlio che almeno il suo corpo possa trovare pace assaporando i vecchi profumi in quel lontano paese natale accanto alla tomba di sua sorella.

Ma in Siria non solo la vita è incomprensibilmente dura, e quanto in questi giorni ci giunge lo conferma, ma anche morire diventa difficile. Dista 400 chilometri Damasco, in mano ad Assad, da Aleppo, paese natale del professor Abd al-Latit al-Sàlim in mano ai ribelli. Basterebbero tre ore per giungere a destinazione ma in un paese in guerra anche le distanze si dilatano a dismisura e dopo giorni e giorni di cammino Bulbul, in compagnia del fratello e della sorella, caricate le spoglie del padre su di un vecchio e sgangherato minibus, comincia il lungo viaggio che tra posti di blocco, check point, villaggi divenuti macerie e strade pericolosissime, con l’odore di un cadavere che con il passare dei giorni diventa sempre più insopportabile, comincia quell’odissea infernale. In un tempo in cui i traditori sono diventati eroi e gli eroi traditori ci si accorge che il corpo morto del padre diventa anche per il fratello Huseyn e la sorella Fatima, motivo per ricordare perché il ricordo è l’unica cosa da fare per chi desidera curare le ferite dei ricordi.

Bulbul che mai nella sua vita ha saputo cogliere l’amore facendosi travolgere dalla corrente capisce di essere anche lui un morto vivente che dopo aver seppellito il padre ritorna come un topo nella sua tana per quell’esistenza inutile.

Leggere questo libro diventa un motivo in più per capire le ragioni di quelle immagini che affollano la nostra distratta informazione sulle migliaia di uomini, donne e bambini che tentano con la disperazione negli occhi di abbattere quei confini di filo spinato che li potrebbero restituire una esistenza umana.

Khaled Khalifa (Aleppo, 1964) è un intellettuale, scrittore e poeta siriano. Autore di numerose opere letterarie, per il suo lavoro e le sue posizioni di dissidenza rispetto al regime è stato costretto a lasciare la Siria, dopo essere stato sequestrato e ferito dalle forze di polizia. Vincitore di numerosi riconoscimenti nel mondo arabo e a livello internazionale, è autore di diversi romanzi.

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