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Movimento 5 Stelle: Di Maio cambia le regole.

Che per il Movimento di Grillo, ormai in caduta libera verso gli inferi, lasciato in eredità a Di Maio, la sconfitta sonora in Abruzzo sia stata una Caporetto, crediamo sia sotto gli occhi di tutti. E mentre gli attivisti più acritici di questo movimento che potremo definire senza ombra di dubbio alcuno adepti, pronti solo nell’osservare principi di rigida e intransigente ortodossia, si davano da fare per giustificarla quella sconfitta, ecco che all’improvviso il redivivo Di Maio, dopo un silenzio di oltre 24 ore, scrive e getta tutto alle ortiche.

Sconfitta determinata non dalle mille analisi che commentatori, giornali e TV, tutti come da copione, in opposizione al moVimento ed i suoi ideali contro “sistema”, ma da una semplice e “molto pacata”, si fa per dire, considerazione: gli altri hanno vinto e loro gli hanno visti vincere solo perché loro, i cattivi, i disonesti, gli arruffoni, gli approfittatori, in coalizione scendono mentre loro no.

La loro purezza di animo, la loro honestà, la loro intransigente voglia di cambiare opinione ogni giorno, non può permettergli di coalizzarsi con tutti gli altri e se perdono voti, così come ribadito da recentissime analisi, a favore della Lega Nord, badate bene, e non dell’intero centro destra, è solo perché i cittadini, sempre loro sono le capre, li abbandonano probabilmente proprio per la marea di promesse mai mantenute.

E basterebbe guardare quello che scrivevano sino a ieri questi attivisti adepti per rendersene conto:

Per non parlare delle proposte di legge presentate per vietare a tutti i livelli le coalizioni fra più liste perché sono il male assoluto. Come se allearsi e stringere un patto fra soggetti politici diversi su di un programma condiviso fosse un attentato alla democrazia. Poi perché tale legge suprema non debba trovare accoglimento per un contratto di governo (coalizione-alleanza) fra loro e Salvini rimane un mistero.

Ma loro son così: tutto e contrario del tutto.

E così in Abruzzo si è perso perché sono le coalizioni ad aver determinato una distorsione del sistema. E se lo dicono loro, i puri, gli honesti, i fondamentalisti, potete star certi che è così.

Ma poi, all’improvviso, dopo aver scritto che bisognerà certamente rivedere quel regolamento su Sanremo che non rispetta la volontà del sacro televoto, arriva Giggino Di Maio, capo politico indiscusso del moVimento e uno dei due vice premier del governo sempre giallo sbiadito ma solidissimo verde, che con una delle sue solite uscite per non sfatare le tradizioni, cancella con un colpo di spugna quello che sino a qualche minuto prima era il vangelo, dichiarando:

“Dobbiamo decidere se guardare alle liste civiche radicate sul territorio”, afferma Di Maio. E così d’emblée quello che sino a ieri era il male assoluto, la coalizione e l’alleanza con gli altri, diventa all’improvviso possibile, anzi, necessaria.

E mica possiamo continuare a perdere così. Echecavolo.

Alla luce di ciò, rivedranno i loro giudizi assolutisti, per esempio alle prossime amministrative di Bari?

Speriamo di vivere a lungo per goderci lo spettacolo. Nel frattempo pop corn a volontà.

 

 

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