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Il Movimento (pleonastico) Cinque Stelle.

Non vi sarà sfuggito quello che circonda ultimamente il Movimento 5 Stelle a livello nazionale, con quella capitale, Roma, che vede, tra nomine, dimissioni e defenestramenti di assessori e dirigenti, la Raggi sulle prime pagine dei giornali e che non riesce a giustificare come mai si accorga, con qualche mese di ritardo, che le sue scelte sono sbagliate e che sarebbe meglio cambiare.

Sembra che le colpe siano sempre degli altri, del PD e del PdL che hanno governato prima di lei e che lei, scelta quasi all’unanimità dai romani per governare la città, non abbia responsabilità e colpe. Sembra che gli anni passati in Consiglio Comunale all’opposizione non le siano serviti per capire come funzionava e funziona la macchina burocratica e di chi potesse fidarsi e di chi no. Lo sapevano anche i gladiatori che stazionano davanti al Colosseo che a Roma avrebbero stravinto, ma oggi, dopo un anno dall’insediamento, fra ripensamenti, prove tecniche e tentativi maldestri, la capitale, a quanto riportano le cronache e le stesse voci all’interno del Movimento, fascisticamente zittite, tutto langue.

La scelta ultima del quarto assessore al bilancio del comune di Roma, preso in prestito da Livorno, racchiude in se l’inconsistenza di questo movimento e della sua classe dirigente. Per non parlare dell’ennesima contraddizione messa in campo all’indomani dello sgombero violento dei profughi a Roma, dove, tra Roberto Fico e Luigi Di Maio, pur di racimolare consensi, è andata in scena la parodia delle dichiarazioni contrastanti. Le due facce, quella buona e quella cattiva a confronto, per dire che all’interno di questo movimento tutto è possibile.

Tutto e il contrario di tutto.

Anche se i sostenitori di Grillo e Casaleggio continuano a giustificare acriticamente gli accadimenti senza che si alzi una sola voce di dissenso, quelle sono epurate, anche il benevolo Marco Travaglio, bandiera indiscussa dei grillini, comincia a dubitare di questa nuova organizzazione politica partitica che, fra lotte intestine e correnti di pensiero autonome, si distacca sempre più dall’immaginario collettivo. Infatti. Solo l’immaginazione a capo del nulla.

E voi volete che in questo marasma rappresentato oggi dalla politica politicante non si inserisca anche il Movimento 5 Stelle di Casamassima?

Non avremmo voluto scrivere di cosa abbiano rappresentato le minoranze o le cosiddette opposizioni, che dir si voglia, nella passata amministrazione, visto il giudizio che le vedeva tutte, a nostro giudizio,  rimandate a settembre. Ma ….

«NOI CONTINUIAMO A LAVORARE COME SEMPRE, con responsabilità andremo avanti per la nostra strada ed a fianco dei cittadini».

Così ha salutato i suoi elettori il consigliere Antonello Caravella, esponente del M5S di Casamassima, giorni fa dalla propria pagina facebook.

Ma cosa ha prodotto il consigliere in questi due anni?

Cosa ha prodotto il Movimento 5 Stelle a Casamassima?

Un po’ di storia per rinfrescare la memoria.

Dimenticate le folle oceaniche che affollavano la villa di Casamassima l’11 maggio del 2011 raccolte intorno a Beppe Grillo che sosteneva il candidato sindaco, Michele Amoruso, il Movimento 5 Stelle, ne ha fatta di strada. All’incontrario.

Il candidato sindaco Amoruso raccoglie 183 voti.

Allora si lottava contro Mimmo Birardi, Vito Rodi, Alessio Nitti, Giovanni D’Addabbo, mica pizza e fichi.

Passano gli anni; passano i sindaci ed i commissari.

Del Movimento si perdono le tracce e sembra non esista più.

Al fianco dei cittadini nessuno.

Ma arriviamo senza lode e senza inganno al 2013 allorquando, la vecchia guardia del movimento, sempre capeggiata dall’Amoruso, si presenta alle Politiche raccogliendo 2796 voti al Senato, con lo stesso Amoruso candidato  e 3193 alla Camera.

Una gran balzo in avanti per il paesello a sud est.

Ma politiche sono.

Nato nel 2009 grazie alla rete, senza lasciare traccia del suo passaggio, transitando da un manipolo di grillini che quasi tutti in seguito hanno abbandonato, il simbolo sacro delle 5 Stelle passa dall’ideatore fondatore, Amoruso, ad Antonello Caravella, il nuovo.

Qualcuno si chiede come mai questo passaggio e qualcun altro si interroga sul perché. Mistero.

Gli streaming non esistono, i verbali secretati, le bocche cucite.

Durante le consultazioni europee del 2014, il Movimento, capeggiato non più da Amoruso e diciamo dalla vecchia guardia, ma dal nuovo che si anima e che prende corpo, con Antonello Caravella che risponde presente, raccoglie 2028 voti.

Un balzo all’indietro rispetto alle politiche.

Un caso o la potenza distruttiva del Renzi?

E veniamo alle ultime elezioni, in concomitanza con le Regionali del 2015, in cui il candidato sindaco 5 Stelle Antonello Caravella, scelto da un’assemblea che vede la partecipazione, raccontano le cronache, di sei persone, viene scelto come candidato sindaco per la guida del paesello a sud est. Con sei click che poi click non sono stati, diventi candidato sindaco. Che dire, la forza dell’inconsistenza.

E della rappresentanza. Si, quella amicale.

Anche qui streaming assenti, verbali secretati e bocche cucite.

Raccoglie, agevolato enormemente dal traino del Movimento non solo alla Regione, ma anche per la presenza parlamentare, 889 voti. Lo si vede a capo di una lista che vede i mariti contendersi il posto con le mogli e con quei 4 amici al bar dove qualcuno per allietare le serate suona il piano. Agrumi ed agrumeti a contorno.

Ma non diventa sindaco. Solo consigliere.

Alle Regionali, invece, i 5 Stelle racimolano 1661 voti.

Praticamente il doppio. Come mai? Quei click non sono bastati per convincere quei dissacratori dei casamassimesi?

E così il Caravella comincia la sua avventura in Consiglio Comunale dove diventa vice Presidente del Consiglio.

Alla faccia del bicarbonato di sodio direbbe Totò.

Inizia quasi subito ad inondare l’iperspazio con i selfie del cittadino consigliere portavoce e vice presidente del consiglio comunale, che,  accompagnato dal sempre presente F. B. (la pubblicità si paga) con alle spalle la Procura Regionale della Corte dei Conti ora per i contratti di illuminazione pubblica, ora per i contratti per la liquidazione passiva dei sinistri, ora per l’analisi del contratto ARO.

E così, selfie dopo selfie e con quei gazebo stanchi e che si reggono a malapena, si arriva al 31 gennaio 2016 con quell’incontro pubblico in cui raggiungevano, i movimentisti penta stellati, il massimo dell’apoteosi e dove annunciavano la situazione delle scuole, l’amianto sulla cantina sociale e lo sperpero di danaro pubblico.

Con la trama di un film muto prima offrono la bottiglietta d’acqua all’AQP, per poi passare alle interpellanze dall’alto contenuto politico:

23/05/16 contrasto al bullismo e servizi igienici per gli operatori di mercati cittadini;

14/06/16 profilo strategico politico in materia di trasporti pubblici;

17/06/16 ritardo apertura casa della salute;

11/07/16 quote di depurazione calcolate in bollette AQP.

Ma la deificazione è del 29 agosto 2016, allorquando le minoranze tutte abbandonano l’aula consiliare dopo l’approvazione da parte della maggioranza di un assestamento di bilancio quasi praticamente scandaloso e che li vede presenti in aula, soli nei banchi delle opposizioni, pur di presentare interpellanze pronte dal 23 giugno precedente.
Loro con le minoranze non volevano aver niente da spartire. Neanche il simbolo su un manifesto congiunto poteva comparire.

Loro del movimento sono e non possono imbrattare le loro idee (quali?), con quelle degli altri, anche se condivise.

La famosa mozione energia pulita per la costituzione di colonnine di ricarica per le macchine elettriche (due unità a Casamassima) e mappatura dell’amianto presente sul territorio, finite a tarallucci e vino con l’amministrazione che chiedeva se avessero valutato le coperture finanziarie nelle loro proposte e che si approvavano all’unanimità garantendo l’impossibilità a metterle in pratica.

Il giorno dopo si poteva apprezzare sulla loro pagina la grande vittoria raggiunta, peccato che il 26/05/2017, un anno dopo, richiedevano lo stato dell’arte di quelle mozioni vanamente votate all’unanimità senza la presenza delle minoranze.

Ma come? dopo un anno?

Hanno i loro tempi i grillini del paesello a sud est.

Si arriva al Consiglio del 7 aprile 2017 in cui chiedono lumi sulla Caserma dei Carabinieri, sulla famosa via della Pietra Tonda e sul ritardo del servizio porta a porta ARO 5, interpellanze tutte, che senza ricevere risposte, diventano un momento in cui l’amministrazione può liberamente fare quello che ha sempre fatto: spot propagandistici.

Come dimenticare l’interpellanza del 13 aprile 2017 sugli orti sociali?

Ma il culmine negativo, a nostro modo di vedere, lo si raggiunge con scioltezza nell’ultimissimo periodo:

Il 28 giugno 2017 l’Antonello Caravella, accetta la carica a Vicepresidente del Consiglio grazie al voto esclusivo della maggioranza ovvero del PD, suo nemico giurato, nonostante una votazione valida precedente che ha visto nominare la Nero e Guerra, che per un accordo interno alla maggioranza, rinunciavano.

Il 10/07/17 l’interpellanza che presta il fianco alla maggioranza su di un ricorso al Tar promosso da cittadini che impugnano quelle delibere di consiglio che impongono la “vessazione” sulla tassa della monnezza. Dopo aver votato contro un bilancio previsionale e contro la TARI si “scagliano” contro i cittadini che ricorso hanno presentato.

Perché questa volta, non era un loro ricorso.

Erano stati superati sul filo di lana mentre continuavano a montare e smontare gazebo.

28 luglio 2017 ultimo Consiglio Comunale.

Il portavoce pentastellato propone di non entrare in aula per non permettere lo svolgimento del consiglio per mancanza del numero legale. Ma come? se un consigliere di maggioranza assicura con gli 8 della minoranza il numero legale, si propone di non entrare in aula?

That’s Incredible!

Solo la maggioranza aveva la volontà di rinviare quel consiglio in seconda convocazione al 31 luglio 2017, quindi perché tale proposta?

Voleva per caso accontentare la maggioranza?

Inesperienza? Ignoranza (nel senso che ignorava cosa poteva comportare quella scelta)? O superficialità?

Ancora oggi eminenti esponenti del tatticismo politico interplanetario si interrogano. Ma per fortuna qualcuno gli spiegò tramite un disegnino che ancora campeggia sul suo posto che quella scelta scellerata lo avrebbe portato verso l’oblio ormai raggiunto.

Tralasciando la nomina dello scudiere F.B. (ripeto, la pubblicità costa) a rappresentante del Movimento nel …… come esperto di «prodotti mangerecci» e quella strana astensione in un provvedimento che, proposto dalle minoranze, metteva in subbuglio la maggioranza, questo in pillole, il percorso dei grillini in consiglio comunale.

Certo, che se per sedere ad una sedia, va bene la motivazione di esperto in prodotti mangerecci, stiamo a posto per l’eternità.

Se mai questi dovessero governare a Casamassima, che idea di paese hanno?

E gli assessori, facendo un baffo ai vecchi sindaci, da dove li prenderanno? Da Livorno o li prenderanno fra quelli sostituiti a Roma dalla Raggi?

Nel frattempo iniziano il tour per il paese #ideadipaese.

Se questi sono capaci di governare, io mi faccio prete.

Comincio il seminario.

A presto.

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