Loading

Non basta l’onestà. Ci vuole l’elmetto.

Non sappiamo se sia una Caporetto per il Movimento 5 Stelle, ma l’ultima tornata elettorale, quella delle amministrative di ieri, certamente una debacle lo è.

Basta guardare i voti di Genova che in Liguria sta: vero Grillo?

Un movimento in cui uno conta uno e Grillo conta un milione, non ha avuto vita facile negli oltre 1000 comuni in cui ieri si è votato.

Assenti e non pervenuti nelle grandi città i consensi che i sondaggi nazionali eleggono a primo partito italiano. Meetup cittadini composti il più delle volte da una quindicina di simpatizzanti iscritti e in cui bastano 10 voti online  per farti fare il candidato al comune o alla Camera dei Deputati, il più delle volte con nessun tipo di preparazione, hanno consegnato un movimento, spento, relegato a ruolo di comparsa in cui il voto di protesta è stato caratterizzato dall’astensione più che dal Grillo con elmetto in guerra perenne con se stesso. La strada spianata agli yes man di Grillo &  Casaleggio J., con Di Maio regista, ha portato vittorie effimere in piccoli centri che se non ci fosse google maps non sapremmo neanche di cosa stiamo parlando.

La disfatta del M5S è sopraggiunta con la crescita di quel centro destra a trazione leghista che racchiude in se la guerriglia senza confini nei confronti degli immigrati e di politiche becere e al limite della sopportazione democratica. Un Berlusconi fortemente ridimensionato ma che, con la sola presenza in coalizione, riesce a catalizzare ancora consensi. Senza comparire personalmente.

E così, gli italiani al voto, ci hanno consegnato la contrapposizione, ma solo formale, fra un centro destra e un centro sinistra sempre molto vicini quando parliamo di governo nazionale, con un contrasto solo apparente a livello locale.

Anche il PD non gode di buona salute. In molti comuni si è presentato senza simbolo e Palermo ne è l’emblema.

Che abbiano vinto i “potentati” locali?

Che abbiano vinto le “famiglie”, le “combriccole”, le “armate brancaleonide”? Le larghe o anzi larghissime intese locali? Quella miriade di liste e listarelle costruite su misura sul candidato del momento? Forse.

Ma come al solito è il sud che esce sconfitto da queste elezioni.

E Taranto ne è la dimostrazione plastica.

Che lezione trarre da queste amministrative per il paesello a sud est?

Non abbiate paura di far cadere nell’oblio l’amministrazione in carica: basterebbero un paio di coalizioni fintamente a destra e fintamente a sinistra per spianarvi la strada al cambiamento che nulla distrugge e tutto ricrea.

A proposito, la sinistra vera, quella dura e pura, non pervenuta.

Croce per molti, delizia per pochi, del suffragio universale.

 

Commenti

commenti

Rispondi