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Non c’è spazio per gli alberi di arancio.

Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere.

(Piero Calamandrei)

 

Che non bastasse cambiare il capitano della nave è chiaro a tutti, perché un capitano senza stellette e senza un equipaggio preparato nulla può. Ma che il bello, nella sua accezione più nobile, dovesse essere il faro guida che molti, a ragione, prevedevano orbo, è una realtà.

E nella completa indifferenza e abulia accompagnata da disinteressamento che comincia ad assumere connotazioni preoccupanti per una comunità distratta e ottenebrata da pali finalmente raddrizzati, che continua lo stupro che mai ha avuto termine sulla Scuola di Casamassima.

E così la Scuola, quel luogo più sacro di una chiesa dove attraverso l’attività didattica organizzata e strutturata, si tende a dare un’educazione, una formazione umana e culturale, anche al bello, secondo i principi dalla Nostra Costituzione Repubblicana, viene ancora calpestata ed umiliata come calpestati ed umiliati sono i diritti al bello dei piccoli cittadini che la frequentano.

Non bastava il cantiere Collodi per smuovere le coscienze oscurate. Come non è bastato assistere per anni allo scempio di quelle classi alla strada in via Lapenna, per un moto di indignazione; bisognava ravanare sino a toccarlo il fondo di quel barile che contiene il nostro malvezzo di girare lo sguardo dall’altra parte fregandocene del nostro futuro.

Non sono bastati neanche i bidoni dell’immondizia parcheggiati in bella mostra all’ingresso e all’uscita di una Scuola per farci vergognare di quello che siamo diventati e di quello che dobbiamo inventarci per giustificare con i nostri figli le scelte scellerate di qualcuno che solo il bello voleva raggiungere. Ma non bastava ancora: bisognava sperare che il cemento non prendesse il posto di qualche albero abbattuto o che un ascensore fuori uso per mesi impedisse di raggiungere i maestri senza sentirsi diversi due volte, passando dall’inibire l’ingresso principale di una Scuola perché la politica non riusciva a porre rimedio, perpetuandole con sadismo, le violenze continuate e continue, badate bene, non sulla Scuola in sé, ma su quello che rappresenta, perché un popolo che studia è un popolo difficilmente raggirabile.

No, non bastava ancora; bisognava darlo lo schiaffo finale e colpo al ventre fu.

Per sistemare quella macchina mostruosa che distribuisce sacchi per l’immondizia si è pensato bene, una volta rimossa da un’altra piazzetta posta all’ingresso del paesello, di sistemarla proprio lì, sotto le classi di una Scuola in cui i nostri figli imparano ad imparare cosa significhi essere cittadini consapevoli. E come se non bastasse il ceffone in pieno viso rappresentato da quel piccolo centro di raccolta di olio ed abiti dismessi che solo a Scuola poteva essere sistemato, si è pensato bene di far alloggiare anche lì il marchingegno distributore di buste d’immondizia ponendolo sulla facciata di una Scuola che è anche un edificio storico, per completare il deturpamento con un colpo allo stomaco. E se come dice Serra Non curare la scuola è come dimenticare di annaffiare l’orto o di rifare il letto, è una forma di sciatteria depressiva, un torto che si fa al presente e un sabotaggio in piena regola del futuro, bene, il sabotaggio è servito.

E poi scriviamo pure indignanti al ministro Bussetti.

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