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Non è un processo mediatico: c’è la confessione stavolta.

E tutti a prendersela con la giornalista di Chi l’ha visto per quell’intervista ai genitori del giovane assassino di Noemi Durini andata in onda ieri sera su Rai 3.

Molti indignati per quella spettacolarizzazione del disappunto consapevole di due genitori che apprendono di aver messo al mondo un assassino che con una pietra sfonda il capo della sua giovane amante per poi seppellirne i resti sotto un muretto in pietra distante venti chilometri da casa. Tutti indignati per una giornalista che fa confessare un padre circa la normalità che un diciassettenne, seppur senza patente, prendesse l’auto della madre per i suoi incontri amorosi. Un padre che mente spudoratamente per quei tre TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) imputandoli alla giovane vittima e non per l’uso di droga da parte del figlio.

Tutti a interrogarsi se fosse deontologicamente e professionalmente accettabile mostrare le reazioni dei genitori del mostro alla notizia che il figlio avesse confessato l’omicidio di Noemi. Nessuno impegnato a capire a cosa volessero alludere le dichiarazioni dei genitori a proposito della giovane vittima, come esperta di non celate capacità manipolative e non solo.

Il carnefice vittima di Noemi. Ma è Noemi a rimetterci. La vita.

Nessuna parola di comprensione nei confronti della ragazza, sia prima che dopo la scoperta di un figlio assassino, hanno caratterizzato quell’intervista. Solo improperi, rancori, malevolenza, malignità e ferocia che non giustificano in nessun modo le denunce che i genitori di Noemi avevano presentato al Tribunale Minorile a proposito di quel comportamento violento del figlio diciassettenne che come hobby, apprendiamo sempre dalla stampa, amava così tanto la sua giovane vittime da picchiarla.

Anche Noemi nella sua ingenuità infantile le aveva mosse quelle accuse dalla sua pagina facebook.

Una poco di buono è stata definita Noemi e quindi come tale l’omicidio derubricato ad uno di serie B.

Peccato che mentre tutti i soloni del commento sulla giornalista iena  e canaglia che infierisce sul dolore di un padre e di una madre nell’apprendere della confessione del figlio assassino, dimenticano che quell’intervista cruda anticipa quelle che stanno diventando le strategie difensive del figlio che oggi, così riporta la stampa, lo vorrebbero giustiziere di una ragazza che aveva deciso di sterminargli la famiglia.

Non abbiamo certamente la capacità e la voglia di indagare non solo la famiglia dell’omicida, ma anche quella della vittima, molte cose diranno in molti, non le avremmo permesse, non le avremmo consentite, ma da questo ad affermare che quella giornalista sia una canaglia, solo per aver raccontato con quel senso di giustizia e di inchiesta cosa possa mai provocare un omicidio, mi sembra troppo.

Per quelli che hanno disapprovato quelle immagini di un padre e di una madre che apprendono la certezza della confessione del figlio assassino, vorremmo solo sommessamente ricordare che se quel piglio investigativo dimostrato dalla giornalista fosse stato seguito da quei magistrati che quel grido d’aiuto hanno lasciato cadere nel vuoto, forse oggi non staremmo a piangere un’altra vittima.

Nel frattempo il Ministro della Giustizia apre un fascicolo su quelle denunce che non hanno avuto seguito.

A proposito: anche il padre disperato le cui immagini hanno sconvolto il sonno a qualche distratto commentatore era iscritto nel registro degli indagati.

E’ stata la moglie, ieri, in quell’intervista, ad anticiparne la notizia.

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