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Il Palestrone, il debito e la Borracci.

E’ durato un tempo interminabile l’auto difesa della consigliera PD Pasqua Borracci in riferimento a quel debito che società sportive, la Cristofaro e la De Cataldo hanno accumulato negli anni nei confronti del Comune di Casamassima per la gestione del Palestrone. Se la Borracci fosse o meno compatibile con la carica di consigliera comunale in quanto rappresentante “legale” delle due società sportive e di quell’ATI che le rappresenta entrambe e che ad oggi non hanno ancora provveduto ad estinguere il debito che si erano impegnate ad annullare.

Dalla lunga disamina della Borracci si è accertato che quel debito non è affatto scomparso, resta immutato e da esigere, ma solo ed unicamente non può essere considerato in solido e in capo alla consigliera stessa, presidente di quell’ATI, in quanto il Comune non ha prodotto quegli atti che avrebbero potuto dimostrare senza ombra di dubbio che fosse lei stessa responsabile del debito. Insomma, la Borracci nella sua autodifesa contesta non solo il comportamento dei funzionari del comune non attenti a intraprendere le strade giuste per fissare indelebilmente le proprie responsabilità (della Borracci stessa), ma anche di una gestione politica della faccenda frettolosa e ferruginosa. Non male come autodifesa; “io non sono colpevole perché nessuno ha mai certificato lo fossi”, ma ciò non toglie che per autoassolversi da ogni colpa passa come un rullo compressore su tutti: Comune, politica, funzionari e su quei rappresentanti le due società che oggi una risposta dovranno darla.

Quindi il debito c’è, dovrà essere una buona volta riscosso, ma la Borracci si tira fuori.

Con il voto a suo favore la Borracci rende impossibile ogni altra considerazione e con tutta la maggioranza rimanda, probabilmente, alle aule giudiziarie e non solo, la soluzione dell’intricata vicenda.

Ma assurgono ad inevitabile le considerazioni politiche sull’intera vicenda che vede ancora una volta i cittadini vittime predestinate e quella Carta di Pisa tante volte invocata e mai realmente applicata. Cosa penserebbero gli autori di quella Carta se avessero tutti gli elementi per vagliare i comportamenti previsti e forse disattesi?

Come sia possibile che la Borracci non abbia sentito il bisogno di non procedere all’auto voto di assolvimento? Come la morale si possa spingere sino a disprezzare se stessa permettendo che un soggetto politico, possa votare un procedimento che lo riguarda personalmente? Sarebbe questa la differenza?

La posizione della consigliera Zizzo, anch’essa rilevante politicamente. Nella sua “falsa” difesa della collega di partito, spinge la discussione su binari che diventano praterie nei confronti delle opposizioni. Richiedere i nomi dei responsabili le società attenzionate e il prosieguo dell’attività giudiziale se non saranno appagate le minoranze dalle decisioni di questo consiglio, mette in luce che il problema in questa maggioranza non è solo rappresentato dal debito sul Palestrone. E’ lei che spinge il consigliere Nitti a chiedere se quel Mario Manzari firmatario della costituzione della Società De Cataldo sia fratello del consigliere Antonio Manzari e cugino del sindaco Cessa. E’ il suo comportamento che spinge chiunque a poter credere se non sia solo quello della Borracci a rappresentare una incompatibilità e se anche altre di incompatibilità si affacciano all’orizzonte. Altro che le minoranze.

La risposta di Antonio Manzari lascia sgomenti quando dichiara che lui, al tempo assessore, si è astenuto dal procedimento che vedeva l’ATI convenzionarsi con il Comune, proprio perché era presente il fratello.

Lasciare in pasto anche Mario, che conosco personalmente e di cui nessuno ha mai disconosciuto il suo impegno per i più giovani e sul cui operato degno di gratitudine posso testimoniare personalmente, in pasto all’intricato mondo politico che di offese ne produce tante, mi sembra un atteggiamento non condivisibile.

Se il Mario Manzari avrà anche lui delle responsabilità in riferimento al debito contratto con il Comune dovranno essere i funzionari a certificarlo.

Il sindaco ancora una volta si dimostra inadeguato al compito. Avrebbe potuto risolvere la questione attraverso una delibera di giunta in riferimento alla presunta incompatibilità della consigliera Borracci e dal credito vantato dal Comune, ma ha preferito che la stessa si sottoponesse alla gogna mediatica pur di non tentare una risoluzione politica che avesse avuto il potere di accontentare tutti salvaguardando i cittadini.

Il Segretario Comunale da questa faccenda, insieme alla Presidente del Consiglio, esce offuscato. Perché mai non ha sentito il bisogno di emettere un giudizio sul procedimento? Perché, a quanto dicono i consiglieri di minoranza, non ha onorato il suo compito che lo equipara all’Avvocatura dello Stato? Perché mai la Presidente, in prima battuta ne chiede il parere tenendolo nascosto alla stessa maggioranza e poi non ne richiede l’approfondimento dopo che le controdeduzioni della Borracci giungono dopo i dieci giorni che la legge mette a disposizione?

Per non parlare dell’astensione della Ferri che continua a rappresentare se stessa. Eletta dalle minoranze, entra in maggioranza e ne diventa paladina a corrente alternata. Vota a suo piacimento trincerandosi dietro l’imparzialità della carica costringendo la Borracci ad un voto a proprio favore che se non fosse stato causato dal comportamento ambiguo della presidente, sono sicuro avrebbe evitato. La Presidente che non è più ormai né minoranza e neanche maggioranza. Lei è solo se stessa. Dove la porterà questo ginepraio politico in cui si è cacciata è difficile saperlo, ma per certo sappiamo che non potrà mai dichiarare la propria estraneità a questa maggioranza sempre più incapace di governare.

Un Consiglio che lascia ancora una volta l’amaro in bocca. Non è la legge come afferma la minoranza a uscire distrutta, ma la morale, quei principi che ci farebbero distinguere il bene dal male, il permesso dal vietato, il giusto  dall’ingiusto, il lecito dal non lecito.

Non sono bastati gli interventi del consigliere Rino Carelli, del Giuseppe Nitti e dello stanco Vito Rodi a riportare ordine in una discussione che non aveva niente di politico, contrariamente a quello che pensa erroneamente il Sindaco, ma dell’opportunità morale e legale delle azioni messe in campo.

Nel frattempo nessuna risposta sull’acqua che non abbiamo la certezza sia tornata “buona”, visto il continuo operare di AQP sugli impianti, sia collettivi che individuali, sulle strade, colabrodo come non mai, sui rifiuti, sul verde abbattuto, sulle scuole, sul sociale elemosinante, sulle grandi idee sbandierate come innovative senza copertura ed i mille problemi che il paesello a sud est ancora ha.

Unica nota positiva dell’intero consiglio, la sensibilità dimostrata dal Consigliere Rino Carelli che ha voluto fermamente quel minuto di silenzio per le vittime di Orlando, dove 49 persone sono state trucidate, forse, solo perché gay.

I lavori del consiglio sono registrati a perenne memoria.

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