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Più che democrazia sembra oligarchia.

Domenica scorsa, 20 maggio, il Movimento 5 Stelle di Casamassima ha dato appuntamento alla cittadinanza in via Conversano anche per spiegare le ragioni del “contratto”, così chiamano i penta stellati l’alleanza che li vedrebbe al governo con la Lega di Salvini e l’assenso del popolo grillino a tale patto alleanza.

Non staremo qui ad indagare le ragioni di questo accordo “fascio leghista”  voluto così fortemente dal Di Maio nazionale e di come si possano attuare un reddito di cittadinanza depauperato per i poveri con una flat tax che agevola solo i ricchi, passando per una solidarietà inesistente come tutto il meridione del resto, ma sulla partecipazione al voto online degli iscritti al moVimento che ha approvato il percorso politico.

Il Di Maio, capo politico ancora indiscusso del Movimento di Beppe Grillo e della Casaleggio, ma che comincia a perdere colpi a favore del Di Battista impegnato in viaggi con la famiglia, trionfalmente annunciava sulla sua  pagina facebook

«Più del 94% degli iscritti del MoVimento 5 Stelle ha detto sì al Contratto per il Governo del Cambiamento! C’è stata una grande partecipazione durante tutta la giornata.

Come certificato dal Notaio che ha garantito la regolarità del voto hanno partecipato alla votazione su Rousseau 44.796 persone che ringraziamo una ad una. 42.274 hanno votato sì e 2.522 no. Il MoVimento 5 Stelle approva il Contratto per il Governo del Cambiamento!che sulla piattaforma Rousseau più del 94% degli iscritti ha detto “Sì” al contratto».

Ma è proprio vera questa dichiarazione?

Il Movimento 5 Stelle ha 500 mila iscritti ma solo 120 mila sarebbero quelli certificati che possono votare sulla piattaforma Rousseau, il sistema operativo messo su dalla Casaleggio per permettere il voto online degli iscritti.

Di questi 120.000 certificati hanno votato, sul famoso contratto di governo con la Lega solo 44.796 persone.

Cioè il 37% degli iscritti. Questo 37% si è così espresso:

42.274 hanno detto si e 2.522 hanno detto no.

Quindi, il 94% cui accennava il Di Maio nazionale rappresenta quello dei votanti e non quello degli iscritti.  Se la percentuale dovessimo farla con gli iscritti al Movimento, i favorevoli scenderebbero al 35%.

La forza dei numeri.

A questo dovremmo aggiungere, come ogni qualvolta i penta sellati dalla democrazia liquida si accingono al voto clik, che molti di loro, come certificano vari post raccolti sulla rete, non sono riusciti a votare o perché il sistema operativo scelto, il famoso Rousseau era inaccessibile o per altri mille motivi ai più ignoti.

Se poi dovessimo tener conto degli oltre 10 milioni di voti raccolti dal M5S il 4 marzo scorso, ci accorgeremmo senza ombra di dubbio che la percentuale di quelli che veramente incidono sulle decisioni che contano potrebbe essere paragonata non a una democrazia diretta, ma ad una più semplice e banale oligarchia.

Non so perchè ma a tale proposito mi è venuto in mente il caso “Vito Schima” .

 

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