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Il primo fu Francesco Carletti.

Nato a Firenze nel 1576 da Antonio e Lucrezia Macinghi, fece un lungo viaggio intorno al mondo, durato 12 anni, dal 1594 al 1606. Egli annota, nel suo diario di viaggio, a proposito delle donne dell’India Occidentale:

«Però, ritornando all’altra qualità di dette donne, cioè della loro pulitezza, in questo veramente fanno vergogna e trapassano tutte le donne del mondo, di qualsivoglia nazione, se bene l’usanza d’essse viene da quelle indiane dette Malavare: queste e quelle non fanno mai cosa di loro servizio naturale che non si lavino subito con acqua, e le più volte odorifera, e questo fanno solo con la mano sinistra, perché la destra serve per mangiare e d’essa non usano toccare nessuna di quelle cose che si possa considerare sporca; e, se si trastullano con il loro mariti o innamorati, subito si lavano e questo fanno tante volte quante sono adoperate. Ogni sera inanzi che vadino a letto, come ho detto, entrano nel bagno e lavarsi tutta la persona, e poi tutte profumate se ne vengono a letto involte in certi panni bianchi finissimi pure di bambagia, che subito lasciati cadere restano del tutto nude».

Tutto ci lascia supporre che per il Carletti tali abitudini non erano in voga nella sua Firenze e nella società occidentale del suo periodo. Crediamo non avesse senso con enfasi raccontare e descrivere quelli che erano i costumi di quel popolo se fossero stati uguali o simili al suo.

Il tutto per dimostrare quanta strada abbia dovuto fare l’acqua quale strumento di pulizia e redenzione dal puzzo e dalla sporcizia corporale.

Nel frattempo in Francia, i medici di Luigi XIV si limitano ad una toilette che investe solo la pulizia del viso, a giorni alterni, con un panno imbevuto di alcool etilico. In inverno e in estate.

Pulizia quindi che si preoccupa essenzialmente di detergere (che parola inutile, vista l’applicazione), solo parti del corpo diciamo periferiche: testa e mani. Per le rimanenti parti, comprese quelle che avete capito a cosa mi riferisco, compresi i piedini o piedoni, nulla. Cerano i lunghi vestiti e le scarpe che nascondevano. Alla vista solo, però.

La pulizia delle parti corporee sconce fa apparizione tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento attraverso la possibilità, ma con cautela, dell’immersione di tutto il corpo in una tinozza piena d’acqua. Il bagno.

Nel frattempo Giacomo Casanova, celebre tombeur des femmes, nonostante usasse l’acqua per i suoi giochini erotici, preferiva le donne «provviste di abbondante traspirazione». Insomma, gli odori femminili, da ogni parte provenissero, erano considerati afrodisiaci.

Nel frattempo in Italia e in Francia si diffuse il bidet, solo ad uso delle famiglie nobili e ricche; bidet che fu utilizzato, insieme all’acqua, come purificatore delle parti intime.

Bisognerà arrivare nel XIX secolo affinché si capisca, quasi dappertutto, almeno in occidente, quanto sia importante utilizzare l’acqua non solo come bevanda, ma anche come mezzo attraverso il quale, purificare il corpo e l’olfatto.

Cosa alla quale ancora oggi, molti non credono sia possibile aspirare.

Arrivata l’estate il corpo decide di spogliarsi. Gli indumenti diventano sempre più leggeri, quasi impalpabili. Uomini e donne, ma preferisco le donne, scusatemi, cominciano ad abbandonare quegli inutili cappottoni e quegli ingombranti jeans e fra na maglietta e una mini mozzafiato, si aggirano per la città. Giovani e vecchi finalmente liberi, con quello strano cappellino che li ripara dai raggi solari e dalla calura estiva, si aggirano indisturbati nei bar, nelle vie, sui treni, sui bus. Al mercato e nel negozio, quasi sempre quello in fila prima di te. Solo alle poste te lo ritrovi dietro.

Ed è lì che il più delle volte diventano mine vaganti in cerca di vittime. A volte ti colpiscono di striscio, ma il più delle volte, se non sei fortunato, ti ammazzano e senza pietà scavalcano il tuo corpo esamine lasciandoti ai piedi del selciato. E’ quando alzano quel braccio, magari per spostarsi il cappellino o per salutare l’amico distante, che il loro odore, acre, malevolo, pungente, penetrante e mortale ti colpisce e ti lascia senza fiato.
Ti uccide di una morte lenta e inesorabile.

Altre volte, ti capita di incontrare quelli che vogliono il primato di sterminatori di massa.

Questi, i più pericolosi, quelli che solo la vista ti toglie il respiro come un presagio, non devono neanche sforzarsi di alzarlo il braccio. L’odore di cozza lasciata marcire al sole mentre una moltitudine di piccoli vermetti grigio verdi ne assapora la fine, fanno a gara con quelli che dell’odore di piscio amalgamato al tessuto che ne delimita la zona di influenza fanno bella mostra di se al centro commerciale. Per non parlare di quell’odore post mortem di cui è piena la generazione da birra nel bar. Ma anche quella del piede incastonato fra una non definita barriera incrostata di ammoniaca si giocano le loro carte sulla nostra pelle. Basta come fosse una leggera brezza marina che viene dal Mar Morto, ne senti la presenza a centinaia di metri di distanza e che se per caso decidessero di prendere il tuo stesso treno il tuo stesso bus, sai che strage.

Ma gli sterminatori di massa compulsivi sono quelli che dal nulla creano un’arma contundente che l’odore nauseabondo dell’organico tenuto nella mastella al chiuso e sotto il sole per una settimana prima della consegna, gli fa un baffo, sicuri come sono che ti accorgi del loro andirivieni anche settimane e mesi dopo il loro passaggio.

Lavatevi, se potete. Siamo in estate.

Consigli per la mente:

Francesco Carletti, Ragionamenti del mio viaggio intorno al mondo

Paolo Sorcinelli, Storia sociale dell’acqua. Riti e culture.

Consigli per il corpo:

Acqua fresca, sapone, spugna e detergente intimo. Se volete strafare anche un deodorante.

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