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Quando c’era lui.

Spesso capita di imbattersi, specialmente sulle pagine dei social più popolari, in scritti che, senza scrupolo, sia analfabeti strutturali, che analfabeti funzionali, spacciano per veri credendoli tali.

Molti sono il frutto della poca propensione degli italiani nello studiare, nel leggere un libro, (meno del 50% ha letto un libro nell’ultimo anno, forse due o addirittura quattro) e  nel continuare a credere reali le fantasie da bar dello sport. Complice il revisionismo storico imperante che vorrebbe rimuovere la realtà degli avvenimenti, complice quella politica che tenta maldestramente di rimuovere le differenze sostanziali fra il bianco e il nero tentando di dar senso al grigio qualunquista per raccattare una manciata di voti, le bufale e le menzogne della serie “Quando c’era lui”  assumono, specialmente in questo periodo storico in cui si crede che il braccio di ferro di una dittatura sia l’unica arma a disposizione per combattere le paure dalle paure, un mito da sfatare.

Vediamone alcune di queste credenze popolari del Quando c’era lui.

Il duce ha creato le pensioni – Falso

Come si può verificare sul sito dell’INPS, la previdenza sociale nasce nel 1898 con la creazione della Cassa Nazionale di Previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Si tratta di un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori.

Nel 1919, dopo circa un ventennio di attività, l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia diventa obbligatoria e interessa 12 milioni di lavoratori. È il primo passo verso un sistema che intende proteggere il lavoratore da tutti gli eventi che possono intaccare il reddito individuale e familiare. La pensione sociale, come la conosciamo oggi, nasce fra il 1968 e il 1969.

Il duce ci ha regalato la tredicesima – Falso

Specialmente in prossimità del Natale, questa è un’altra frottola che i nostalgici analfabeti strutturali e funzionali amano raccontare.

Nel Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del 1937 venne effettivamente introdotta una “gratifica natalizia.” Questa mensilità in più era tuttavia destinata ai soli impiegati del settore dell’industria e non ad esempio agli operai dello stesso settore, che anzi si videro aumentare le ore di lavoro giornaliero fino a 10, 12 ore con gli straordinari non rifiutabili. Un privilegio solo per pochi gruppi e settori.

La vera tredicesima per tutti fu istituita con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 1070 del 1960.

Lui era morto e sepolto già da 15 anni.

Quando c’era lui non vi era disoccupazione in Italia – Falso
Tutte le industrie e l’artigianato erano direttamente o indirettamente impegnate a pieno regime a fornire un esercito che si preparava ad entrare in guerra. Il benessere che i nostalgici spacciano per economico era solo una logica conseguenza del forzato impegno per assicurare alla macchina bellica gli strumenti per la guerra. L’accesso al lavoro, poi, era precluso a tutti coloro i quali non sottoscrivevano la tessera del Partito Fascista ed anche i datori di lavoro erano sanzionati nel caso di assunzioni di lavoratori senza tessera. Per questo, durante il fascismo, assistiamo ai primi flussi migratori che videro molti italiani, per motivi politici, emigrare prima in Francia (prima dell’invasione nazista) e poi in USA, Argentina, Brasile e Africa. Disoccupazione o emigrazione?

Lui ha inventato la Cassa Integrazione Guadagni per aiutare i lavoratori di aziende senza lavoro – Falso

Nel 1939, tramite circolari interne, veniva prevista la possibilità, senza un reale quadro normativo per poterla applicare, visto che allora era totalmente inutile. L’Italia, già coinvolta nelle guerre nelle colonie (Libia, Abissinia) si stava preparando all’entrata in guerra al fianco della Germania e l’industria (soprattutto quella bellica) era in gran fermento, motivo per cui non solo si lavorava a turni pesantissimi ma si assistette addirittura al primo esodo indotto di lavoratori dall’agricoltura all’industria. La Cassa Integrazione Guadagni, nella sua struttura è stata costituita solo il 12 agosto 1947,  finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività.

Se non c’era lui e ti ammalavi non prendevi lo stipendio – Falso

Con la legge 11 gennaio 1943 n.138 venne istituita la prima Cassa Mutua di Assistenza di Malattia che offriva tutele minime ai soli lavoratori dipendenti del pubblico impiego e nulla per tutti gli altri. L’indennità di malattia è un dono della Repubblica Democratica visto che venne istituita con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato il 13 maggio 1947. L’INAM, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro le Malattie, riformato nel 1968, assistette tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private. Solo nel 1978, la legge del 23 dicembre n. 883, estese l’indennità retributiva in caso di malattia, anche al diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

Quando c’era lui le donne votavano – Falso

Le donne, quando c’era lui, erano ammesse alle votazioni solo per piccoli referendum locali mentre erano escluse dal voto per le elezioni politiche. La prima volta che le donne furono democraticamente ammesse al voto fu al Referendum repubblica/monarchia del 1946.

Il fascismo e lui non erano razzisti, come  quel cattivone di Hitler – Falso

Con ogni probabilità questa è la mistificazione più odiosa, che fa leva sul radicato stereotipo del “bravo italiano”, lui e del “cattivo tedesco”, Adolf.

Se è vero che in un primo momento i rapporti tra gli ebrei e il fascismo furono “normali” e lo stesso Mussolini, nel libro Colloqui con Mussolini nel 1932, lo sottolinea, affermando che «l’antisemitismo non esiste in Italia», le cose cambiarono progressivamente con la deriva totalitaria del regime che sfociò, dopo poco, nelle persecuzioni.

La maggior parte della storiografia è ormai concorde sul fatto che l’antisemitismo e le leggi razziali non furono introdotte per imposizione della Germania, come i nostalgici vorrebbero far credere e che il Manifesto della razza, ad esempio, pare sia stato scritto dallo stesso Mussolini.

La verità sulle Colonie

Anche circa il periodo coloniale le esagerazioni non mancano. La volontà è quella di fare passare Mussolini come un benefattore che esportava progresso e civiltà nei territori conquistati, mentre in realtà per imporsi in Africa il regime non esitò ad usare armi proibite, quali gas e iprite. Azioni che oggi non esiteremmo ad etichettare come crimini contro l’umanità.

Quando c’era lui i membri del governo andavano in bici – Falso

Realtà: Non esiste nessuna conferma sulla fiaba delle biciclette. Anzi ad un certo punto per spingere l’industria dell’automobile si mise una tassa sulla bici e, almeno in alcune grandi città, si cominciò a limitarne l’uso. Se dovessimo paragonare l’uso di auto blu e grigie di quegli anni con oggi, forse faremmo una rivoluzione solo per questo.

Quando c’era lui … e le scoperte scientifiche – Falso

Sempre i soliti, i nostalgici strutturali e funzionali, sostengono che l’Italia era, quando c’era lui, una nazione faro per le scoperte scientifiche. La Treccani, però, nota enciclopedia bolscevica, a proposito del Il Fascismo e la scienza, scrive che il governo «aveva sostanzialmente ignorato tutte le questioni connesse con l’organizzazione della struttura di ricerca scientifica» che rimaneva ferma a quella dell’Italia liberale pre fascismo. Nel 1923 venne avviato il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), la prima struttura deputata a svolgere ricerca “su temi di interesse generale”.

La sua attività fu subito caratterizzata dalla penuria dei finanziamenti, segno della “scarsa fiducia nel nuovo ente che ancora nutriva Mussolini.”

Col passare degli anni, nonostante i proclami e la propaganda, il CNR non divenne mai incisivo e non produsse nulla di significativo, soprattutto perché la sua unica indicazione di ricerca era quella per l’autarchia, un’indicazione troppo generica. Lo scoppio della seconda guerra mondiale, poi, “allontanò in modo generalizzato i più giovani tra ricercatori, assistenti, tecnici di laboratorio e, in breve tempo, il lavoro scientifico rallentò fino alla quasi totale paralisi.”

Nel 1938, a riprova di quanto al fascismo non importasse nulla della scienza, l’ambiente scientifico italiano era stato travolto dal più infame e antiscientifico degli atti politici del regime: la promulgazione delle leggi razziali costrinse molti scienziati e studiosi o al confino o al carcere o alla fuga.

Se non c’era lui le grandi strade in Italia non venivano costruite – Falso

Anche questo non è vero; la necessità di realizzare infrastrutture in Italia fu un’idea di Giovanni Giolitti durante il suo quinto governo (15 giugno 1920 – aprile 1921), avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture lo sviluppo industriale si dimostrò necessario dal confronto con le altre grandi potenze che avevano partecipato al primo conflitto mondiale. Ma tale “rivoluzione” non poté essere attuata da Giovanni Giolitti, prima, e dal governo Bonomi che ne seguì, a causa del boicottaggio e dell’ostruzionismo politico da parte del nascente fascismo, prima generico movimento popolare (1919) e poi in forma di partito dal 1921, con la costituzione del Partito Nazionale Fascista.

Quando c’era lui i treni partivano ed arrivavano in orarioFalso

Il mito della puntualità dei treni durante il ventennio fascista  era più un argomento di propaganda che un fatto reale. Sapete perché? Perché ritenendo l’efficienza dei trasporti un ottimo simbolo della salute del regime, il capo, il duce, lui, ordinò di censurare tutte le notizie riguardanti incidenti e …. ritardi dei treni. .

Quelli che arrivano in orario, e neanche tanto, erano quelli delle deportazioni.

Quando c’era lui il popolo stava meglio! – Falso

Anche questa è un’affermazione discutibile. Infatti, a seguito delle sanzioni internazionali del 1936 all’Italia e a seguito dell’invasione dell’Etiopia, il 18 novembre di quell’anno venne indetto il “Giorno della fede” in cui gli italiani furono invitati, in teoria a base volontaria, a donare tutto il proprio oro alla Patria ricevendo in cambio, per gli sposati, delle fedi nuziali in ferro con la scritta “ORO ALLA PATRIA”. In giro, se ne trovano ancora. Se qualcuno, malgrado l’invito volontario e non obbligatorio, fosse stato scoperto a possedere oro anche in casa, veniva perseguito come traditore e nemico della patria dalle squadre del Fascio Littorio e ripassati (come si diceva allora) a manganello ed olio di ricino. E sempre per sostenere la guerra in Abissinia ed Eritrea, venne imposta l’autonomia: tutti i prodotti di importazione vennero soppressi; la maggior parte del grano utilizzato per la pasta fu sostituito dall’italico riso ed il caffè sostituito dal “surrogato” fatto con cicoria tostata e il the, sostituito dal “coloniale” karkadè.

Anche questo contribuì a peggiorare la qualità della vita.

E il sequestro ai contadini della produzione agricola? Agli agricoltori, veniva imposta una elevata produzione agricola di cui solo una piccola parte veniva lasciata al contadino per il consumo personale e la vendita al mercato mentre la quantità più corposa veniva “prelevata” dai fascisti locali “per il bene della patria”. E questo avveniva anche per gli animali da carne. Furono anni in cui calò l’allevamento dei maiali, animale ingombrante, oneroso da mantenere, visibile e quindi facilmente “prelevabile” in favore dell’allevamento del coniglio, più piccolo, più discreto e quindi più facilmente nascondibile; molte zone d’Italia divennero territori per allevamenti abusivi dei conigli, quelli che le famiglie contadine mangiavano la domenica e nei giorni di festa malgrado le disposizioni del regime.

Quando lui amava l’Italia – Falso

«Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative» dichiarò il duce il 26 maggio 1940. E così fu, visto che nella disastrosa “campagna di Russia”, solo per compiacere Hitler con una presenza italiana del tutto male equipaggiata e fornita per le  operazioni di guerra, persero la vita ufficialmente 114.520 militari sui 230.000 inviati al fronte, a cui si aggiungessero poi i dispersi, ovvero le persone che non risultavano morte in combattimento ma nemmeno rientrate in patria, che fonti UNIRR (Associazione dei dispersi e dei reduci di guerra) stimano in circa 60.000. Anche un famoso film di Totò, Letto a tre piazze, è incentrato sulle disavventure di un reduce della campagna in Russia che torna a casa e trova la moglie sposata con un altro. Il Duce amava talmente l’Italia da aver introdotto leggi razziali antisemite nel 1938 solo per compiacere l’alleato nazista, inutili, perché in Italia gli ebrei, a differenza che in Germania, non avevano un’importanza rilevante in un sistema economico di cui la dittatura volesse provvedere all’esproprio. E i fascisti, soprattutto durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana (o di Salò) collaborarono attivamente ai massacri di rappresaglia a seguito delle operazioni partigiane e alla deportazione nei lager di cittadini italiani.
In Italia inoltre il fascismo fu istitutore e gestore di “lager”. La bibliografia ufficiale stima 259 campi di prigionia, alcuni normali campi di detenzione, altri campi di smistamento in attesa della deportazione in Germania, altri ancora autentici campi di sterminio come la Risiera di San Sabba a Trieste, dove il tenore dei massacri era inferiore solo ai campi di Germania e Polonia.

Quando c’era lui si sradicò la mafia! – Falso

La nomina a Prefetto di Palermo di Cesare Mori avviò una vasta campagna di propaganda antimafiosa da parte del regime. Mussolini si vantava dell’azione del Prefetto che in realtà colpì solamente la bassa mafia, come lui stesso raccontò nelle sue memorie. Egli mirava però a colpire l’alta mafia. Caso emblematico dell’opposizione del fascismo è quello di Alfredo Cucco, leader del fascismo siciliano. Mori era convinto che Cucco aveva ottenuto dalla mafia voti, appoggi e denaro con cui fondare un giornale, “Sicilia Nuova”. Cucco venne espulso dal PNF e il Fascio di Palermo sciolto. Ciò ebbe di riflesso la reazione dell’alta mafia che agì direttamente su Mussolini per screditare l’opera di Mori, reputata troppo ambigua o troppo violenta. Mori divenne presto un personaggio scomodo per il fascismo e suoi gerarchi (Grandi, Balbo e Farinacci non avevano mai visto bene Mori) fino ad essere sollevato dall’incarico di senatore del regno.

Quando leggere, informarsi, studiare e comprendere non è da tutti.

La democrazia e la libertà di Pericle solo un testo sbiadito sulle pagine della storia.

Quando c’era lui per fortuna oggi non c’è.

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