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Resistere, resistere, resistere.

Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue,

e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi anche nei momenti peggiori.”
(Luis Sepúlveda)

Che si sia deciso di consegnare le chiavi di casa a «nani e ballerine» solo gli analfabeti compresi quelli funzionali, non lo capiscono. Ne è riprova anche la non tanto lontana Ucraina dove, con il 73% dei consensi, il comico Volodimir Zelenskij diventa presidente. Guiderà molto probabilmente un governo composto da attori e tecnici tv, molti dei quali provenienti dalla serie tv di successo che lo ha fatto conoscere in tutto il paese, Servo del popolo, e che lo ha portato a rivestire una così alta carica.

Anche nel civilissimo Regno Unito, un altro caso scuote l’opinione pubblica nostrana con l’elezione di un certo Alexander Boris Johnson. Noto alle cronache per le sue innumerevoli gaffes, scalando il partito conservatore diventa primo ministro: carica che lo metterà nelle condizioni di superare lo scoglio Brexit.

E così Boris, il razzista che sostiene «che i neri hanno sorrisi come angurie» o che «le donne musulmane velate mi sembrano cassette della posta» passando dal più classico «culattoni» riferito ai gay, dopo essersi costruito la sua carriera prima come giornalista e poi come politico costruendo fake news anche su Edoardo II, con il placet perfino del biondino come lui Donald Trump, dopo aver vinto la battaglia con l’Italia per la lunghezza dei profilattici, siederà ai tavoli che contano.

Perfino una donna in questa speciale classifica: sarà la Ursula Von der Leyen a rivestire i panni di presidente del governo UE. Non una «nana e neanche una ballerina», la Ursula, che votata anche con i voti determinanti del M5S che quasi una crisi di governo, l’ennesima, provocavano, con quell’invito del 2011 ad utilizzare misure più dure e brutali contro il governo ed i cittadini greci, lascia il governo tedesco della Merkel per approdare in pompa magna in Europa.

Gli esempi potrebbero ancora susseguirsi con il Trump a cui piace costruire muri e se volete anche con l’amico di Salvini Viktor Orbán che i confini li ha elettrificati, ma non possiamo, nostro malgrado, dimenticare il nostro Bel Paese che sembra non abbia nulla da insegnare a nessuno. Anche da noi i «nani», Berlusconi e i «comici», Grillo. Anche da noi le ballerine che con le loro inimmaginabili piroette passando da una posizione a quella esattamente all’opposto, leggi Luigi Di Maio e Matteo Salvini, tentano goffamente e pericolosamente in una campagna elettorale perenne, di governare un Paese allo sbando.

Tra reddito di cittadinanza incompleto e per alcuni versi inconcludente, abolizione della povertà e delle accise sulla benzina che sono ancora lì, condoni, salvataggi dai processi in Parlamento, chiusura dell’ILVA a Taranto e stop a TAP e TAV che si faranno lo stesso nonostante i milioni di voti presi con «l’inganno della promessa elettorale», conditi con l’odio nei confronti dei migranti e dei poveri ma mai della povertà, fra invenzioni di «mandati zero», siedono stabilmente su quelle seggiole che poi tanto scomode non devono essere se li tengono così fortemente incollati.

E così mentre si aspetta ancora che la scatoletta di tonno venga aperta, (mancano gli attrezzi), uno che non ha mai lavorato in vita sua, Salvini, insieme ad un altro che come esperienza di lavoro ha fatto l’esperienza dignitosa di venditore di bibite al San Paolo, rivestono il ruolo di Ministro degli Interni e Ministro del Lavoro.

Ma c’è Bibbiano oggi, che come un mantra, sbandierato a destra e a manca con quella strumentalizzazione infame fatta su quei poveri bambini e sulle loro famiglie, consumato come arma di distrazione di massa viene utilizzato impunemente per coprire il caso Moscopoli-Russiagate in cui la Lega sembra coinvolta in modo inequivocabile con quei ancora presunti (?) fondi neri destinati al partito. E come se dovessimo affermare che tutto il M5S è marcio, come loro sostengono del PD non solo a Bibbiano, solo perché hanno fatto donazione di fondi proprio all’associazione Hansel e Gretel, la onlus al centro delle indagini su quegli affidi discussi.

Seppellire gli scandali dei fondi neri e quella reale secessione del nord dal sud voluta fortemente dalla Lega con la farsa sull’autonomia accompagnata da quei 49 milioni che mancano all’appello è un attimo. Anche se in verità sarebbero oltre 45 i miliardi di euro che che mancano per la prossima finanziaria e che dovranno colmare il buco del RdC e della Flat Tax che toglie ai poveri per dare benefici significativi ai ricchi in barba a quanto la nostra Costituzione prevede all’art. 53.

Ma la questione che dovrebbe in maggior ragione preoccupare il popolo del sud, quello che ha in forma massiccia dato il proprio consenso alla Lega Nord, è la questione della cosiddetta autonomia. Veneto e Lombardia, a guida Lega ed Emilia Romagna a guida PD, chiedono che da 16 a 23 competenze dello Stato passino alle regioni. Vorrebbero scegliersi addirittura gli insegnanti “graditi” nelle loro scuole nordiste i leghisti della prima ora, che abbindolando e narcotizzando il popolo del sud che grida capitano capitano, è ancora lontano dal pensare che la vera guerra non è nei confronti dei migranti che continuano a morire sui barconi, ma anche e soprattutto nei confronti del meridione d’Italia, povero e senza prospettive rinchiuso nell’angoletto dell’agenda delle priorità. Se i meridionali terroni sapessero e capissero, per esempio, che quella riforma del titolo V della Costituzione voluta dal PD ha aperto le porte a questo sfascio e che i LEP (Livelli Essenziali di Prestazione), proposti dai Grillini non sono altro che una polpetta avvelenata per far passare il complessivo impianto secessionista lavandosi la coscienza con i meridionali che massicciamente il 4 marzo li hanno votati, molte cose sarebbero più chiare.

Si vuole in definitiva, cambiare il concetto stesso della Costituzione, i cui valori di cittadinanza sarebbero determinati dalla residenza di ognuno con la creazione di piccoli “staterelli” feudali anziché rifarsi al concetto di Nazione.

Ci saremmo aspettati che i consigli comunali, almeno quelli del sud, si fossero uniti in rete se non altro attraverso l’approvazione di ordini del giorno o di mozioni condivise per contrastare questo barbarico modo di fare del governo fondato sul contratto.

Ma i comuni del sud, fra i quali anche quelli che ospitalità continuano a dare ad esponenti della Lega, sono indaffarati più a vivacchiare che a pensare ai veri problemi che si presenterebbero se passasse questa riforma autonomista. Autonomia che vedrebbe i cittadini che credono di amministrare attraverso le mille bugie fatte passare per verità, fare i conti con le risorse che ancor più mancherebbero per i servizi essenziali e primari.

Ed è questo il clima in cui Resistere diventa una priorità.

Continua ……

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