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Rocco Bagalà, l’uomo solo al comando.

Gennaio volge al termine. Tra undici mesi sarà di nuovo Natale e Casamassima monterà il suo albero in piazza.

Il paesello, scarsamente illuminato da quella candela di buon senso, in sordina per i più, affila le armi per una campagna elettorale, quella per le amministrative che, passato il 4 marzo, si scatenerà senza esclusione di colpi.

E così, mentre Giuseppe Nitti, nonostante le inevitabili prime defezioni all’interno del suo fortino dorato, cerca di ampliare la coalizione anche con candidature dall’alto peso specifico ed Agostino Mirizio affina l’aggregazione al fine di presentarsi in forma smagliante, Antonello Caravella, ormai in orbita sulle stelle, troppo lontane per essere viste, nicchia e spera nell’impossibile.

Ma quello che indaffarato potreste incontrare ad ogni angolo di strada magari ad intrattenere rapporti anche con il signor Nessuno, è il segretario cittadino del PD che risponde al nome di Rocco Bagalà. A chi non sarà capitato di incontrarlo, di giorno o di notte differenza non fa, mentre sempre più pensieroso cerca di districarsi fra i meandri della politica paesana alla ricerca di una quadra che tarda ad arrivare. Gli incontri non si contano più, come le cene, le telefonate e i messaggini che tengono occupati quei pensieri che pace non danno.

Messa da parte la possibile alleanza con Autonomia Cittadina, che in caso di riuscita avrebbe spaccato in due il partito, come se non fosse già spaccato di suo, il partito, il nostro Rocco si aggira solo soletto, accompagnato qualche volta dal fedele nei secoli Andrea Palmieri, per i viottoli della politica cercando il sentiero smarrito.

Ma che fare?

E facciamola qualche ipotesi.

La speranza Vito De Tommaso, ventilata da queste pagine, che avrebbe visto il grande vecchio tornare in auge, ma osteggiata da parte del PD, partito che il professore avrebbe cercato di non far sprofondare nel dimenticatoio, sembra non abbia trovato consensi sufficienti. I dinieghi dell’ex seminarista, in risposta a quella mancanza di convinzione da parte degli organi dirigenti del suo partito per immolarsi alla causa, sono ad oggi, però, suscettibili di revisione.

Con De Tommaso la possibile vittoria, nonostante gli sfaceli ultimi sarebbe un obbiettivo raggiungibile e bisognerebbe chiudere le porte perché la corsa verso quella coalizione sarebbe per tutti una questione di vita o di morte. Perenne.

Ma che volete da me.

Il PD non ci sente ed il professore continua a fare il nonno.

Ed allora il Partito Democratico, divenuto in queste ore il Partito di Renzi, potrebbe correre da solo con un suo candidato di bandiera che potrebbe essere o lo stesso Bagalà, che si sacrificherebbe per la causa o con il sempre disponibile Vito Cessa che si chiede ancora come mai sindaco non è più. Anche se altri nomi di contorno hanno fatto la loro timida apparizione, il partito, sempre più graniticamente chiuso in se stesso e nella sua boria, li ha cancellati facendoli sparire nel nulla.

Perderebbe sicuramente, ma almeno salverebbe la faccia.

E Liberi e Uguali appena inaugurata dall’ex compagno Massimo D’Alema, che farebbe?

Un’intesa con il PD sarebbe possibile a patto che sia il partito renziano e bagaliano a sostenere una candidatura del movimento di Pietro Grasso. Giacinto Rella si toglierebbe la soddisfazione di vedere i suoi vecchi amici di partito, chiamarli compagni sarebbe un’offesa per Gramsci e Marx, passando da Berlinguer, indaffarati a far campagna elettorale per qualcosa di rosso. Il simbolo.

Potrebbe rivestire il ruolo di sindaco quell’Andrea Azzone referente anche regionale di Liberi e Uguali che arriva sempre al filo di lana senza mai avere il piacere di oltrepassarlo, spezzandolo.

Ma questa alleanza non basterebbe. Mica fanno testimonianza.

Bisogna vincere.

Qualche lista civica locale, denominata dai più tecnica, potrebbe muovere i suoi passi verso una soluzione di questo genere e non escludiamo che passi in avanti se ne stiano facendo.

Ma ancora forse potrebbe non bastare.

Ed ecco la possibile ridiscesa in campo della dott.ssa Nica Ferri che non crediamo possa continuare ad essere solo una semplice spettatrice. Il suo impegno sarebbe giustificato dalla vendetta ancora da consumare, per quell’allontanamento forzato dalla presidenza del consiglio, operato da Giuseppe Nitti con la complicità di Autonomia. In alleanza contro Nitti, il suo acerrimo nemico, politico naturalmente, potrebbe rinverdire la sua voglia di politica attiva.

Anche se per la pediatra, pure la porta di Mirizio si potrebbe aprire. In fondo il nemico da abbattere sarebbe lo stesso. Ma con Mirizio ci sarebbe anche quel Rino Carelli che ha contribuito ad abbattere lei quando era alla presidenza. Mah! Vedremo.

La strada è tanto lunga e dura, ed aggiungiamo tormentata, ma alla fine vedrete che i nostri eroi riusciranno ad asfaltarcela.

Attenti alle cariatidi, però.

In agguato stanno.

 

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