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Si rivede Romano Prodi.

Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza.
(Paulo Coelho)

Incomprensibile sarebbe stato se alla destra del redivivo Grillo non avesse trovato posto la Casaleggio Associati a decidere le sorti di un intero Paese, l’Italia, che, gettato come un sacco dell’immondizia sul ciglio di una strada di periferia, oggi non avesse come priorità quella di diminuire la rappresentatività dei cittadini all’interno delle istituzioni.

Che la Casaleggio sia fortemente interessata a partecipare a quel tavolo, visto l’obolo che ogni mese i portavoce onorevoli e senatori del movimento grillino devolvono in cassa, ci sembra il minimo sindacale considerato che in caso di nuove elezioni il gruzzoletto mensile sarebbe seriamente compromesso viste le intenzioni di voto degli italiani, ma che oggi i vari Di Maio, Fico, e Di Battista si accorgano che con Salvini il traditore nessun tipo di contratto bis sia possibile, dopo tutto quello che gli hanno permesso di fare diventando lo zerbino del capitano, ha del patologico.

Ma quelli che soffrono di bipolarismo, per “nostra fortuna”, non sono solo i pentastellati che nel frattempo le stelle hanno perduto: in questa nuova avventura tutta italiana sono accompagnati da un altro Matteo, quello cresciuto a Rignano, che, distrutto il Partito Democratico, oggi ne reclama il corpo in decomposizione.

E così, nonostante quegli attacchi violenti personali subiti in questi anni, malgrado la Banca Etruria, senza tener conto di Bibbiano, il Renzi che non vuole abbandonare il palcoscenico, si immola e con la costante collaborazione di Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Ettore Rosati accompagnati da Ivan Scalfarotti e Roberto Giachetti, dall’alto di quello scranno del Senato della Repubblica che avrebbe voluto cancellare, si propone come salvatore della patria proponendo un governo di scopo o istituzionale con i divenuti amici di una vita grillini che sull’orlo del precipizio stanno vivendo la loro inutile esistenza alla ricerca ancora della chiavetta magica che la apra quella scatoletta di tonno oramai nascosta da quella marea di scontrini sbiaditi.

E sarebbe anche disponibile, per evitare quell’aumento dell’IVA che proprio le politiche scellerate di Di Maio e Salvini hanno messo ancora più in campo, a votare quella riduzione dei parlamentari voluta fortemente da Giggino che senza una riforma complessiva delle regole costituzionali, si tradurrebbe solo in un drastico ridimensionamento della rappresentatività del popolo caprone che abbagliato dalla riduzione dei costi della politica, segue il capo branco senza accorgersi che fra le altre cose, quella riduzione comprometterebbe anche l’elezione del Presidente della Repubblica. Ma si sa, spiegare le regole e i pesi e i contrappesi che la Costituzione ha previsto con largo anticipo 72 anni fa è impresa proba e pressoché inutile nei confronti di un popolo che ha fatto della cultura un inutile princisbecco. Eppure basterebbe proporre di dimezzare il compenso mensile elargito a profusione a deputati e senatori per arrivare a quel fantomatico ed irrisorio risparmio così tanto perseguito da Di Maio & C., ma si sa, quello che oramai si è raggiunto non si vuole perdere. Ipocriti.

E così, tornando a quel popolo italico che dimentica perché la memoria lo abbandona sempre, dopo il grande Berlusconi, dopo l’immenso rottamatore Renzi e dopo l’abbaglio del moVimento stellatico, oggi, con l’inumano Salvini vorrebbe risorgere tenendo non solo i porti chiusi che non permettono più liberamente di sfruttare i pastori bengalesi o i raccoglitori di pomodori foggiani o quelli che gli agrumi in Calabria raccattano, ma anche le loro menti formatesi sui social divenuti la Bestia.

E così fra uno Zingaretti che sarebbe tentato di arrivare alle elezioni per fare piazza pulita una volta per tutta dei renziani che ancora infestano quel partito che una volta, ma tanto tantissimo tempo fa, qualcosa di sinistra la biascicava ancora, anche un altro grande uomo che sembrava messo in naftalina si affaccia all’orizzonte e che in groppa alla sua mortadella personale, pontifica sull’utilità di un governo PD-M5S che liberi l’Italia dal malefico Salvini.

Se poi entrasse nell’esecutivo anche l’ex cavaliere? Che ci sarebbe di male in un governo della Ursula o della Orsola?

E Salvini, poiché Moscopoli e i rubli vorrebbe far scomparire come quei 49 milioni di cui le tracce si sono perse, che oltre i balli con le fanciulle in tanga al Papeete Beach non va, senza saper ne leggere e scrivere, accortosi della cazzata, pardon, castroneria, di dichiarare guerra al governo da lui sostenuto e in cui ha fatto il bello e il cattivo tempo, vorrebbe, con uno spericolato testa coda tornare sui suoi passi gridando all’inciucio senza, anche lui, scordevole e caprone come il popolo che vorrebbe governare con i massimi poteri, sapere che le maggioranze di governo si formano all’interno del Parlamento e non sui social o sui sondaggi.

Ed allora, abolito lo streaming per quel maledettissimo aumento della tariffa che i giga a profusione non ci concede più, ci voleva quel taglio previsto al comparto istruzione per rassicurare tutti che non sarà ancora possibile, neppure per le prossime generazioni, liberare le strade e l’iperspazio dai caproni che le affollano così intensamente e che poi anche a votare con il matitone in mano vanno.

Pietà.

 

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