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E’ solo una sporca e triste storia.

Gli esseri umani non nascono sempre il giorno
in cui le loro madri li danno alla luce,
la vita li costringe ancora molte altre volte a partorirsi da sé.
(Gabriel Garcia Marquez)

Ma come può essere successo?
Eppure è successo…..
Ma io e mio marito non ci siamo mai accorti di nulla.

Lei nel frattempo sentiva, ma non ascoltava. Troppo intenta com’era a mandare messaggi con quel cellulare di ultima generazione fra le mani. Ridacchiava mentre digitava su quella tastiera disegnata.
E poi le faccine. Quante faccine sorridenti che trafficavano l’etere.
Ogni tanto sentivo qualcosa che si muoveva nella mia pancia, ma non credevo che ….. vedo mia mamma preoccupata, mio padre le tiene le mani. Nessuno dei due piange. Ma sarà poi così grave quello che abbiamo fatto? Ma quando lo abbiamo fatto?
Non lo ricordo neanche più.

Ma tra quanto tempo dovrebbe nascere?

Questa estate.

Oddio, quest’estate?

E come ci organizziamo, cosa facciamo?

Se fosse avvenuto in un villaggio della profonda Africa nessuno avrebbe avuto da ridire niente. Anzi. Avrebbero detto «povera ragazza», «senza l’educazione che lì manca, circondata com’era da usanze al limite dell’inciviltà, dall’ignoranza e da quei costumi compromessi e barbari non poteva che succedere lì, e solo lì».

Ma non era avvenuto lì, ma qui.
Con le nostre leggi, i nostri di costumi, la nostra di civiltà.

Era avvenuto qui che una bambina, sarebbe difficile considerarla ragazza, a quell’età  non puoi che essere ancora una bambina, rimanesse incinta di un suo coetaneo che per passatempo, per noia e per giocare insieme a fare gli innamorati, la mettesse incinta. E lei che ci stava ad essere ingravidata, per passatempo, per noia e per giocare insieme a fare gli innamorati. Ma non sapevano entrambi che quel gioco e quel divertimento che pure forse anche un po’ di dolore portava con se, li avrebbe portati a tanto. Lui e lei, di famiglie rispettabili, di quelle che non hanno necessità di centellinare il pranzo con la cena, che se un cellulare nuovo vuoi non ci mancano i danari per comprarlo subito, insieme all’abitino ed ai blue jeans stracciati all’ultima moda che è tanto bello vedere su quel corpo non ancora da donna che pare di una modella a venire. La soddisfazione del padre che apre la porta di casa a quel ragazzino che viene a trovare la figlioletta e che in camera si chiudono e che la televisione vedono insieme e come ridono e come si divertono insieme. E la mamma, contenta, in cucina, che prepara un cioccolato caldo che allo studio fa bene.
Sono fidanzati.
Come è bello vederli insieme, così affiatati, così complici, manina nella manina mentre fanno i compiti insieme e ripetono la geografia e che poi li accompagniamo a casa che la sera chissà quanta gente cattiva che circola per strada. Ci sono tanti malintenzionati, la sera.

12 anni lei, lui 13.

Ma che fare?
Interrompere la gravidanza proprio non si può. Cosa penseranno di noi in chiesa se si dovesse sapere? Anche il medico, anti abortista e fermo oppositore anche di quello terapeutico, lo sconsiglia anche se è pronto a provare che un parto cesareo bisognerà fare: troppo tenera quella carne, troppo scarno quel corpicino per sopportare il dolore di un travaglio. Ed allora è deciso. Per il momento la ritiriamo da scuola, lei; forse non ci sarà neanche il pericolo che si veda quel pancione e quando sarà il momento si procederà con il taglio che non taglierà solo la carne, ma anche l’anima di quella bambina e che si porterà dietro per sempre, o almeno sino a quando capirà e comprenderà.
Se mai capirà o comprenderà.

Un taglio e zac, tirate fuori quell’ammasso di carne ed ossicini che chiamare figlio mi sembra troppo o troppo poco. E lui, il papà di quel corpicino che forse una vita intera non basterà a consolarlo e giustificarlo al mondo bastassero i soldi a farlo, mentre sta intento a finire i compiti in sala d’attesa aspetta il momento in cui forse lo faranno vedere per  quella volta e solo per quella e che lui, dopo un’occhiata che si può dare ad un libro troppo difficile, torna mansueto a ripetere geografia.

Ma tutto nel più rigoroso silenzio.
Tutto nel più rigoroso riserbo.

E’ deciso.
Distruggere la vita di nostra figlia non è consentito.
Distruggere la vita di nostro figlio non è consentito.
Lo facciamo adottabile quel corpicino.
E se nessuno proprio si dovesse trovare disponibile ad adottarlo, quel corpicino, ci pensasse l’istituto.

Chi cazzo se ne frega, mica siamo di una tribù africana, noi.

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