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Sonata a Kreutzer

Molteplici le interpretazioni di Sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj Nikolaevič: maschilismo, gelosia, uxoricidio: perdonatemi l’ossimoro, ma ho letto di un misogino che ama le donne e che senza la donna amata non può vivere.

Il perdono che implora Pozdnysev al viaggiatore conosciuto in treno a cui affida la sua lunga confessione provoca sgomento e lacrime. Bollare questo romanzo breve di Lev Tolstoj come secondario rispetto al grande lascito dell’autore è inopportuno. E’ l’analisi cruda ed ancora attuale, di quanto possa diventare un’unione coniugale che degenera gradualmente in insofferenza, avversione e odio. Odio che prende il posto di quell’amore che nella buona e nella cattiva sorte condisce con ipocrisia il giuramento. Litigi che nascono per caso, senza nessuna apparente ragione, ma solo perché ora lei, ora lui, danno a quelle parole dette in libertà l’interpretazione più conveniente al fine di portarla a termine quella discussione che nasconde quello che la ragione bollerebbe come puerile ed inutile. Litigio che il più delle volte vede colpire là dove la sensibilità è più esposta con l’immancabile fuga ora nella stanza dei figli oppure nel più classico rifugio della casa materna.

Fu la moglie di Tolstoj, Sonia, che per allontanare da se la vergogna di quel romanzo autobiografico del marito che metteva in piazza particolari che l’avrebbero potuta offendere, si appellò personalmente allo zar affinché non ne autorizzasse la pubblicazione. E non bastò l’appendice che l’autore decise di redigere per approfondire il suo pensiero e far si che quello scritto si scrollasse di dosso l’immoralità del tempo. Nel frattempo la Chiesa lo scomunicava, i contadini russi morivano di fame ed invitavano Tolstoj a farsi carico delle loro rivendicazioni, la moglie metteva alla luce il tredicesimo figlio e impediva al marito di beneficiare dei proventi dei libri.

Non solo Masa, la figlia preferita, la discepola più amata di Tolstòj decide di sposarsi, ma anche Tania se ne va per la stessa strada. Il padre le scrive:

«Posso capire che un uomo depravato trovi la sua salvezza nel matrimonio, ma che una fanciulla pura voglia andare in questa galera, questo mi è difficile comprenderlo. S’io fossi una ragazza, non mi sposerei per nulla al modo. Quanto al fatto di essere innamorato, o innamorata, sapendo in che cosa consiste tutto ciò, sapendo cioè che, ben lontano dall’essere buono, elevato e poetico, è invece un sentimento vile e soprattutto morboso – io non l’avrei mai lasciato entrare in me, anzi avrei preso ogni cura e precauzione per non essere contaminato da questa infezione, proprio come se avessi dovuto difendermi da malattie come la difterite il tifo o la scarlattina che sono assai meno pericolose».

Sono trascorsi quasi 130 anni dalla stesura di Sonata a Kreutzer, ma l’attualità che ne vien fuori è sconvolgente.

 

Lev Nikolaevič Tolstòj (Jàsnaja Poljana, 1828-1910), di famiglia nobile, si mostra nella storia della letteratura come un riferimento assoluto. La sua tensione morale e la sua religiosità tormentata sono incarnati in capolavori come Guerra e pace (1863-1869), Anna Karenina (1873-1877), La confessione (1879-1882), La morte di Ivan Il’ic (1887-89), Sonata a Kreutzer (1889-1890), Padrone e servitore (1895), fino all’ultimo romanzo, Resurrezione (1889-1899).

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