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Stop. Il patrimonio pubblico non si tocca.

Sta montando un caso che probabilmente a breve ci farà di nuovo assurgere non solo alla cronaca spicciola locale, ma anche a quella nazionale. Forze politiche, associazioni e cittadini comuni sono in fermento. Si preannuncia un altro fine settimane con il botto.

I fatti.

Con immediata eseguibilità, (dove l’urgenza impellente di vita o di morte si chiedono in molti), il Commissario Prefettizio, dott. Aldo Aldi, concede in comodato gratuito a tempo determinato (8 anni) ad una associazione comitato molto conosciuto nel paesello, dei locali a piano terra del Palazzo Comunale.

Ricorderete certamente le operazioni di pulizia e di sgombero che hanno interessato l’ingresso principale e storico e monumentale del Comune in Piazza Roma di qualche giorno fa.

Tutti nella circostanza, ad elogiare il Commissario Prefettizio che finalmente interveniva per ridar lustro a quello che rappresenta la Casa Comune; la Casa per eccellenza di tutte le cittadine e tutti i cittadini di Casamassima, per tanti anni derisa e vilipesa con quell’abbandono incomprensibile.

Però quella Delibera del Commissario Prefettizio n. 39 del 18 ottobre 2017, ha fatto montare la polemica che non sappiamo quando e in che modo vedrà la fine.

Molti fra ex amministratori, referenti di partito e movimenti politici, di ogni schieramento, associazioni anch’esse di valenza sociale non secondaria e semplici cittadini, vorrebbero sapere quali le ragioni che hanno spinto il dott. Aldi, ad intraprendere la strada che chiunque avrebbe previsto sarebbe stata impervia.

Molti si aspettavano che quell’ingresso monumentale, ripulito e finalmente rispettato, potesse rappresentare il miglior biglietto da visita non solo per la comunità casamassimese tutta ma anche e soprattutto per gli ospiti che ogni giorno raggiungono la nostra cittadina.

Avremmo sperato, dichiara qualcuno, che il Gonfalone Comunale, segno identitario per una comunità, potesse finalmente essere custodito all’interno del Comune e che la Polizia Municipale potesse tornare a “presidiare” il simbolo delle istituzioni sotto quelle bandiere che ogni giorno ci svolazzano sulla testa ricordandoci chi siamo e dove siamo.

Avremmo voluto che le funzioni civili e religiose partissero, come è logico, dal Comune e non da quegli uffici adibiti e ricavati per la Polizia Municipale sul Corso. Vedere il Sindaco, o anche ultimamente il sig. Commissario stesso, partire per dar inizio a importanti ricorrenze civili o religiose dal Comando di Polizia Municipale, ha creato non poche perplessità visti quegli spazi comunali a dieci metri così umiliati per tanti anni.

Ma invece no; si è deciso, peraltro attraverso un atto che ai più sembra carente e contradditorio, di affidare a un comitato associazione, seppure blasonato, uno dei luoghi simbolo della laicità e del pluralismo democratico di uno Stato. Grande la responsabilità che il Commissario Prefettizio ha voluto caricarsi sulle spalle, nonostante la legge gli consenta di amministrare ordinariamente e straordinariamente un comune, entrando a gamba tesa in una decisone che sarebbe spettata alla politica ed ai suoi rappresentanti legittimamente eletti in un Consiglio Comunale.

Sarebbe ed è una questione questa, di opportunità disattesa e opinabile. Legittima, forse, ma non opportuna e discutibile.

Vincolare due intere amministrazioni comunali, espressione democratica e diretta della volontà popolare, attraverso una decisone, quella del Commissario Prefettizio, per giunta immediatamente eseguibile, pare una responsabilità che ricade interamente sulle spalle di chi l’ha presa e che dovrebbe essere giustificata e circostanziata sin nel più minimo particolare.

Ai più esperti anche l’iter che ha portato il Commissario a “legiferare” in tal senso  sarebbe confutabile.

Un allegato alla delibera, (mancherebbero altri di sostanziale importanza ma citati nella stessa Delibera), racconta di una richiesta da parte di un’associazione comitato che aveva già protocollato il 6 giugno scorso, quindi durante la sindacatura Cessa, la richiesta di spazi comunali per le sue attività. Possibile che non vi sia nessuna delibera di giunta presieduta dal dott. Vito Cessa Sindaco che si sia occupata della questione? E come mai il dott. Cessa non ha dato seguito a tale richiesta?

E da dove si evincerebbe la volontà politica dell’allora sindaco Cessa di destinare quei locali, quelle stanze, quegli spazi ad associazioni o comitati o onlus per usi al di fuori di uffici o spazi istituzionali?

E se tale era la volontà, tutta da provare, come mai non si è espressa chiaramente pubblicamente invitando le associazioni, i comitati e tutte le realtà culturali e sociali del paesello a concorrere?

Quale sarebbe l’interesse pubblico equivalente o addirittura superiore rispetto a quello che l’intera comunità beneficerebbe se tali spazi non fossero ad uso esclusivo dell’Istituzione Comune?

Ma quei locali, quelle stanze, quegli spazi, non concorrono anch’essi a determinare il Patrimonio Pubblico ed architettonico di una comunità? E se il Patrimonio Pubblico è di tutti, non devono essere tutti e quindi i rappresentanti eletti nell’Assise Pubblica a deciderne le sorti?

Perché un Ente Pubblico, garante dei principi costituzionalmente garantiti di uno Stato laico e pluralista dovrebbe destinare locali di sua proprietà in uso gratuito e continuativo, magari solo per attività religiose?

La laicità dello Stato non è più garantita?

Non ci sono per esempio, ci si riferisce all’Associazione Combattenti, altre associazioni di valenza storica, politica e sociale che rappresentano l’intera Unità Nazionale, degne anch’esse di occupare quei locali?

Perché la scelta è capitata proprio su di una a sfavore dell’altra?

Quante altre sarebbero state le associazioni o comitati spontanei di cittadini a provvedere al ripristino dei luoghi per garantirne il decoro e la salubrità a proprie spese pur di non pagare affitti per 8 anni?

Quei locali, sempre occupati dalla Polizia Municipale, vennero abbandonati per operazioni di ripristino soprattutto della scala che conduce al primo piano durante il periodo in cui al Comando della Municipale era il dott. Cassano nel lontano 2007. Visto che ora tali adeguamenti strutturali sono stati garantiti, per quale motivo, non si trasferiscono di nuovo in quegli spazi, in quelle stanze e in quel luogo il Comando della Polizia Municipale a presidio perenne di quei luoghi sacri e inviolabili per la nostra democrazia e che i locali oggi occupati dagli uffici della Municipale siano utilizzati dai Sevizi Sociali certamente più idonei ad accogliere quei cittadini, anziani o diversamente abili, che troverebbero meno difficoltoso l’incontro con le Istituzioni?

Contiamo sulla Sua saggezza e lungimirante impegno, che si deve nei confronti di una Comunità chiamata a dirigere nel rispetto anche di quelle leggi non scritte ma che hanno in se i valori della morale e del rispetto collettivo, sostengono gli oppositori a questa decisone.

Staremo a vedere come si evolverà l’intera faccenda.

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