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Tanti i motivi per dire NO.

«Quando si vuole limitare l’importanza di un organo rappresentativo, si incomincia sempre con il diminuire il numero dei componenti».

(Umberto Terracini)

Le decisioni, diminuendo il numero dei parlamentari saranno più veloci; – falso, perché il bicameralismo perfetto sancito dalla Costituzione non lo consente -.

Non troverebbero posto gli assenteisti, i fannulloni e gli scansa fatica; – falso, perché i deputati e i senatori non sono scelti direttamente dai cittadini ma dai partiti che li impongono quando presentano le liste, bloccate -.

La rappresentatività sarà garantita – falso, perché con il taglio dei senatori ci saranno regioni, nove, in cui non sarà possibile applicare nessun criterio che la garantisca -.

Il risparmio di 60 milioni all’anno potrebbe essere utilizzato per opere di pubblica utilità al servizio della collettività…

E siccome gran parte del dibattito, populista, demagogico e retorico si base come un mantra proprio sul risparmio per le casse statali, cerchiamo di sfatarlo.

Cosa si potrebbe realizzare di faraonico con lo 0,0000258% di risparmio annuale sugli stipendi di deputati e senatori?

Cosa riusciremmo a fare con un caffè al giorno?

E per risparmiarne 10 di caffè al giorno, non sarebbe allora meglio abolire del tutto la Camera dei Deputati e il Senato ed eleggere un re o un dittatore che da solo possa decidere nel bene e nel male le sorti di tutti?

Di esperienze passate ne abbiamo fatte: vogliamo ripeterle?

Ma se non vogliamo un re ma vogliamo risparmiare, non sarebbe stato più facile diminuire gli stipendi di lor signori di un netto 36% all’anno invece di diminuirne il numero?

Misteri della politica.

E poi, considerato che non siamo in guerra, per fortuna (?), non si potrebbe risparmiare qualcosa sulle spese militari che ammonteranno nel 2020 all’1,43% del PIL?

26 miliardi contro 60 milioni.

Ma la risposta più convincente l’abbiamo trovata, incredibile a dirsi, proprio nella data in cui saremo chiamati alle urne per decidere se approvare o no la riforma costituzionale che i partiti – quasi tutti da destra a sinistra -, ci vogliono propinare.

La risposta nel 20 settembre 2020, il centocinquantesimo anniversario della Breccia di Porta Pia?

Si, proprio il 20 settembre del 1870 allorquando si riconquista la laicità dello Stato.

Festività e ricorrenza nazionale, abolita dal fascismo di Mussolini che con il Concordato del febbraio 1929, male si adattava a quella sudditanza culturale, politica ed economica, ribadita in seguito dall’altro socialista Bettino Craxi nel 1984, di cui oggi l’Italia, unico Paese al mondo, si fregia di conservare.

Cosa centra il Concordato, la Chiesa e la Repubblica Italiana con la lotta allo spreco che tutti oggi a parole dicono di volere per il bene supremo dei cittadini?

Bene, ci costa più di 3 miliardi all’anno.

A tanto ammontano le spese che gravano sui cittadini italiani, bambini compresi, che vanno a beneficio dello staterello oltre il Tevere.

5 milioni all’anno per le bollette di acqua e di luce del Vaticano,

35 milioni per gli assistenti religiosi negli ospedali, 20 milioni per i cappellani nelle Forze Armate, 9 milioni per quelli in Polizia, 6 per quelli nei cimiteri e 8 per quelli all’interno delle carceri. I cittadini italiani, come se non bastasse, pagano anche gli stipendi degli insegnanti di religione (scelti dalle Curie) disseminati in tutte le scuole di ogni ordine e grado per un miliardo e duecento cinquanta milioni di euro all’anno.

Se a questo dovessimo aggiungere anche il miliardo che il Vaticano riceve da quel 8 per mille di tasse versate dai cittadini, il quadro sarebbe completo?

E dove sono le lotte di tutti questi fini costituzionalisti che, a maggioranza variabile, vogliono cambiare la Costituzione per risparmiare sulla democrazia e poi non applicano sentenze della Corte Europea, aggiungendo al danno la beffa, perché non vogliono recuperare quei 14 miliardi di euro di Ici e Imu – comprese altre decine di tasse che comunque i cittadini pagano – mai versate dal Vaticano allo Stato Italiano?

Che cercando vari espedienti si voglia completare quel piano di Gelli di smantellare la Costituzione e lo Stato Democratico in favore di un presidenzialismo così caro alle destre che nell’uomo forte e solo al comando possa magari riportarci in guerra con la Libia passando da Algeri, sembra sia chiaro a tutti, ma che una classe politica incapace chieda al popolo di intervenire affinché si abbattano le possibilità che vengano eletti imbecilli che essa stessa propone e che ci fa trovare in lista senza possibilità di scelta, sembra criminale.

Si dovrebbe chiedere di essere rappresentati meglio e non meno.

In copertina NO di Mario Schifano (1960).

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