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A chi tocca la croce?

Nessuno avrebbe scommesso che il Cessa sindaco sarebbe inciampato sino a cadere, nella trappola del Rendiconto. Rendiconto e bilancio, due delicatissimi passaggi che fanno si che l’attività amministrativa di un comune possa proseguire senza intoppi. E così, come una famiglia fa i conti quotidiani per decidere se comprare la camicetta nuova, fra le entrate, sempre poche, e le uscite, sempre troppe, così anche la vita di un comune si basa fra i denari che entrano e quelli che escono.

Eppure con la giunta tecnica ed un assessore esperto al ramo e con quello smembramento degli uffici che portavano a quell’incarico ad interim per la copertura della ragioneria e tributi a favore di una funzionaria già oberata di tanto lavoro e responsabilità, nessuno avrebbe mai pensato che ciò potesse avvenire. Eppure i collaboratori più stretti li aveva scelti il sindaco, ed allora cosa è successo?

Che gli abbiamo remato contro sino a formulare conteggi di cassa che non convincevano i consiglieri? Sarebbe difficile crederlo.

Ed allora, quali le reali cause della caduta rovinosa?

Essersi circondato di giovani alleati, mi riferisco alla Verna e al giovane Nitti che poi gli hanno voltato le spalle? E perché?

Oppure essersi fidato sino alla fine della vecchia competitor delle primarie, la Nica Ferri, che una volta defenestrata dalla presidenza anche lei, sentendo il peso delle responsabilità, abbandonava?

Sarà stato il PD, il suo partito, che spaccatosi inesorabilmente dopo la cacciata dei suoi dalla giunta, frantumando il consenso si è scisso con una parte, quella fuori, alla ricerca di ogni possibile inciucio pur di farlo cadere?

O saranno state le scelte scellerate che ha perpetuato in questi due lunghissimi anni?

La questione acqua potabile?

Le scuole chiuse con i bambini in affitto?

Gli alberi abbattuti e i marciapiedi ancora impraticabili?

La differenziata, l’aumento delle tariffe e un servizio che non soddisfa pienamente?

Oppure le tante promesse regalate in campagna elettorale come caramelle ai diabetici?

O viceversa quegli atti amministrativi che solo a leggerli, quanti ne abbiamo letti, ti viene il mal di mare?

Da qualsiasi parte la volessimo analizzare questa caduta rovinosa, al centro ci sarebbe sempre lui e le sue scelte che molte volte ci hanno lasciato basiti, senza neanche più la forza di controbattere tanto erano assurdamente indifferenziate.

Avrebbe potuto dimostrare quello che qualcuno, pochi in verità, oggi ancora gli riconoscono, ma per la sua voglia di indossare quella fascia a prescindere, ha buttato alle ortiche quella dignità politica che gli avrebbe permesso di mandarli tutti a casa quegli strani consiglieri, soprattutto di maggioranza, che si imponevano chiedendo.

Cacciare i tre assessori PD che quasi le lacrime gli vengono quando li nomina, a favore di quel crono programma farlocco e quella giunta tecnica, è stata la sua condanna a morte. Come non capirlo?

Come non capire i rimasugli del PD che gli davano ancora credito disbrigando una politica che se fosse stata almeno democristiana sarebbe stato meglio? Ma no, lui imperterrito, dal divano di casa certificava quella fine che tempo ci voleva, ma sarebbe arrivata; come è arrivata.

Sparare sul segretario cittadino del PD sarebbe la cosa più facile, ma bisogna riconoscere che è stato l’ultimo ad abbandonare la nave che il comandante portava rovinosamnete sugli scogli. Pensiamo che l’abbia fatto solo ed unicamente perché era il PD, quello grande, quello importante, non quello del paesello a sud est, a chiederglielo e lui, da buon gregario, ha messo in campo tutto, sino a qualche ora dall’inizio dell’ultimo Consiglio Comunale pur di allontanare l’amaro calice della sconfitta.

Non sappiamo come l’abbiano vissuta i malmenati, Palmieri, Bagalà e la Spinelli, quel repentino dietrofront che ha visto il partito ora stracciarsi le vesti per il loro allontanamento coatto e poi tentare l’ultima carta dell’appoggio incondizionato a Cessa.

I consiglieri Rella, Borracci e Manzari, hanno fatto tutto quello che era nelle loro possibilità: nulla.

Allora su chi la croce?

Sulla giovane consigliera anziana Stefania Verna e il suo fedele amico di banco Donato Fortunato? Eletti nella lista di Cessa l’abbandonano quasi subito portandosi dietro quella violenza psicologica che persa l’asssessora di riferimento, li porta ad occupare i banchi della minoranza.

Perché in questa consiliatura, tutti hanno chiesto e tutti hanno ottenuto.

Strani entrambi questi consiglieri, guidati dal pigmalione sino a qualche tempo fa occulto, che indicava il cammino: qualche scossone lo hanno preso. Dovevano ancora asfaltare di nuovo via Bari.

Se dovessimo ricordare quei documenti al fulmicotone indirizzati al sindaco che si sono rilevati scritti sulla carta untuosa che avvolge la mortadella, ci accorgeremmo della loro valenza. Donato Fortunato tornerà al suo lavoro, ci auguriamo, e la Stefania? Dovrebbe proseguire la sua carriera.

Sarà ancora la consigliera anziana? E con chi?

Giuseppe Nitti, giovane rampollo della dinastia.

Beh certo, anche per lui, se dovessimo aprirlo, ne troveremmo di scheletri nell’armadio. Ma se il PD ne esce distrutto e disintegrato questo è merito del giovane avvocato, che guidato dall’Alessio, sempre presente nei momenti più disgraziati per la politica nostrana, ha saputo imporre l’agenda. Perché? Perché l’onta della non nomina di Giuseppe Nitti alla presidenza del consiglio andava lavata e si sa, la vendetta a freddo fa più male. Ed allora prendevano forme le mille invenzioni geniali dell’avvocato segretario di Libera Casamassima, il quale si inventava il crono programma, la richiesta degli assessori tecnici svincolati dai partiti, ma non dalle amicizie e quel voto sulla sfiducia alla Ferri che la presidente non la poteva fare.

Hanno preparato meticolosamente, sin dall’inizio (ricordate le primarie con il PD in affanno?) il loro cammino che si è rivelato come quello di Attila: dove passano non cresce più erba.

Ma solo sul nostro, di prato.

Giuseppe sicuramente continuerà la sua carriera politica, è il nome che lo impone, ma non sappiamo come e non sappiamo con chi, ma pensiamo che se saprà scrollarsi di dosso quel segretario scomodo del suo movimento e se saprà essere meno presuntuoso, meno saccente e se si spoglierà della spocchia che lo ha contraddistinto in alcuni momenti, potrà far meglio.

Il voto contrario che ha determinato la caduta di Cessa lava in minima parte la politica incoerente del Nitti Giuseppe che lo ha visto, a secondo della convenienza del momento, passare dalla maggioranza alla minoranza come i bolidi di formula uno che sfrecciano veloci ad oltre 300 chilometri orari.

Ma Giuseppe che beneficio ha tratto da questa strana vicenda?

Manco lui lo sa.

E sulla Nica Ferri assente nei Consigli che contano, ne vogliamo parlare?

Eletta con un “inciucio” dalle minoranze come Presidente del Consiglio, entra subito in maggioranza e fonda pure lei il suo movimento ad personam. Si elegge il segretario, partecipa dal primo momento alle riunioni di maggioranza e diventa pedina fondamentale. Anche attraverso la sua Fondazione, di cui è presidente, comincia a farsi conoscere nei confronti del grande pubblico. Come presidente del consiglio, più volte, con i suoi voti, ha giurato eterna riconoscenza nei confronti del sindaco, riconoscenza che è venuta meno quando il sindaco nulla ha potuto affinché fosse la Borracci a soffiarle il posto.

Il sindaco Cessa con le presidenze è stato veramente sfortunato.

Prima ha perso il Nitti, che gli ha remato contro anche quando sembrava che lo seguisse, e poi la Ferri, che persa la poltrona accusava “colpi di freddo” che le impedivano di partecipare ai lavori consiliari anche se la colonnina di mercurio segnava 40 gradi all’ombra. Continuerà la sua avventura politica? Pensiamo proprio di si e azzarderemmo pure con chi, ma preferiamo lasciare la suspense.

Lui, il sindaco, doveva amministrare; non aveva tempo di consolare prima il Giuseppe e poi la Nica. Che volete, lui è così.

Avrebbe dovuto aggregare, far sintesi, ma è riuscito solo a dividere.

Che sia la Arianna Zizzo a portare la croce?

Eletta nelle file del PD quando vede che le cose si stanno mettendo male che fa? Esce dal PD, dice di essere espressione delle ACLI e succede l’impensabile: uno degli assessori tecnici su cui Cessa punta tutto è proprio dello stesso paesello della Arianna: Gioia del Colle.

Quando uno dice il fato che ti combina.

Andrea Palmieri, in coppia con lei durante la campagna elettorale pensiamo aspetti ancora chiarimenti.

Ma no, crediamo che la croce debba portarla la Giovanna Nero.

Entrata in consiglio dopo la nomina di Giuseppe Cristantielli assessore alle acque, ha svolto per senso di appartenenza il suo compito votando sempre e comunque si.

A proposito, anche la Nero era espressione della lista Cessa.

Gettone di presenza guadagnato e meritato.

Che siano il Guerra Nicola, dentro il consiglio, in coppia con il Rubino Leo, fuori del consiglio, a portare non dico la croce, ma almeno i chiodi?

Leo Rubino, Nicola Guerra che entra in consiglio dopo le dimissioni di Raffaele Bellomo, tutti provenienti dalla lista Cessa e poi fuoriusciti e fondatori di un loro movimento, Civicamente, tentano maldestramente di trovare unità di intenti per il nuovo corso di Vito Cessa dopo la seduta sul divano di casa, con i Nitti. Ma che potevano loro, poverini, con la loro barchetta sgangherata contro il caccia torpediniere Nitti? Annientati come le mosche cavalline che tanto fastidio danno alle vacche. O alle capre?

Hanno bisbigliato qualcosa di incomprensibile e si sono lasciati cullare dalla notorietà delle meteore. Che faranno?

Se qualcuno volesse fare qualcosa con loro, ci pensi. Inefficaci.

La croce la devono portare le minoranze?

Litigiose fino all’inverosimile (che ne sapete voi poveri mortali), giocano qualche carta. Qualcuna gli va bene, qualcun’altra no. Iniziano le arringhe e poi all’atto di concluderle si sciolgono come neve al sole. So fatti così. Sembra che debbano spaccare il mondo ma è stato il mondo a spaccare loro. Errori ne hanno fatti e per questo non credo meritino menzioni speciali. Rimandati a settembre.

Ed allora, sta croce chi la deve portare?

E se sia proprio lui, l’ex sindaco Vito Cessa, l’unico pretendente?

12 assessori non gli sono bastati in due anni di consiliatura. La Silvia Lioce che lo abbandona sbattendo la porta e sulle cui dichiarazioni nessuno ha chiesto ancora conto, e poi il Cristofaro, il Palmieri, la Spinelli, il Bagalà, la Barone, il Cristantielli cacciato con ancora quel completino blu comprato per l’occasione e con i tecnici da contorno.

Un’amministrazione fatta di faremo, progetteremo e vedremo, che ci lascia due scuole in sfacelo, non contando ancora i bambini nel garage di via Lapenna, verde distrutto, strade ancora groviera, raccolta differenziata con mille risvolti ancora da chiarire e con tariffe da capogiro, con il centro di raccolta comunale ancora nei libri dei sogni e con gli uffici smembrati ed incarichi ad interim, con un contenzioso alle stelle, debiti sempre più fuori bilancio, con atti incomprensibilmente pieni di refusi da far girare la testa, con un tessuto sociale disgregato, attività culturali pari allo zero, paesello sempre più dormitorio, spazi verdi per i piccoli non pervenuti, con possibilità per i giovani, assenti e con gli anziani ancora parcheggiati in piazza; teatri neanche l’ombra, associazionismo che coltiva solo il proprio orticello, insomma, ci lascia un paesello peggio di come lo ha trovato.

Altro che Baden-Powell.

Ha iniziato con i cani; vi ricordate la microchippatura gratuita?

E finisce con i cani: sgambatoio per i pelosi in via Taranto.

Un parco giochi per i più piccoli chiedevano gli abitanti della zona.

Anche i cani vanno salvaguardati, non solo i bambini.

Ormai è fatta. Non si può tornare indietro.

Ma se il dott. Vito Cessa, dopo quella sequela di vedremo, progetteremo, faremo volesse tentare ancora l’avventura di indossare la fascia da capitano? Potrebbe fondare un suo movimento, farsi una lista che porti il suo nome, aprire magari un circolo che si chiami Fuori dal Comune, circondarsi di giovani volenterosi e speranzosi, tappezzare le strade con manifesti 6 per 12 ed usare come slogan: #Differenza.

Quasi quasi gli vendo l’idea.

A proposito: il commissario sarà morbido o duro?

Ma che significa morbido o duro?

Una cosa è certa dopo questa consiliatura da incubo: non leggerò più una delibera di giunta, una determina, una ordinanza o qualsivoglia atto pubblicato sull’Albo Pretorio e non seguirò più un consiglio comunale, ve lo giuro.

Perché è lì che si vede come funziona o non funziona un’amministrazione, mica su facebook.

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