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Tutto pronto per il Conte bis.

Tra uno Zingaretti che dovrà trovare la quadra fra un partito, quello Democratico, e i gruppi parlamentari dello stesso che non sembrano essere nella sua completa disponibilità e un Di Maio commissariato prima da Giuseppe Conte e poi dalla Grillo Casaleggio che nell’angolino lo hanno messo viste le sue spiccate non doti politiche, il Presidente della Repubblica decide, viste le consultazioni, di affidare l’incarico per la formazione di questo nuovo Governo votato da una nuova maggioranza, all’avvocato del popolo.

Ma Conte come è riuscito a diventare, partendo dall’essere un burattino nelle mani di Salvini e Di Maio, un grande statista cui affidare le sorti dell’Italia? Che sia riuscito ad entrare nel cuore di molti, dopo quella spietata arringa contro Salvini nell’aula del Senato, è innegabile, ma dimenticare quello che ha dimostrato di essere durante quei 14 mesi di governo insieme al fascio leghista che poi ne decretava la fine, sarebbe una grave mancanza.

Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo, è riuscito a rimanere in silenzio sul censimento che il capitano vice premier aveva proposto sui rom, che ricorda tanto quelli fatti da Mussolini, passando al silenzio assordante intorno alla vicenda della zingaraccia che forse, non considerati italiani dal Conte premier, non avevano bisogno di un avvocato. Come dimenticare poi tutti quelli passati dalle fosse caudine dei social salviniani che per la sua spasmodica ricerca del consenso costruita sull’odio riusciva a prendersela anche con ragazze minorenni che si permettevano di contestarlo nell’incompleta indifferenza del presidente del consiglio?

E’ riuscito, il professore Conte, a non battere ciglio neppure di fronte alle accuse, con nessun riscontro giudiziale che a lui da avvocato non saranno certo sfuggiti, nei confronti delle OGN che nel frattempo, intanto che la campagna elettorale perenne imperversava, mentre salvavano vite umane in mare, venivano con veemenza feroce, accusate di essere vice scafisti al soldo probabilmente della mafia o della malavita.

Certo che sentire parlare di mafia o di malavita Salvini dopo le tante indiscrezioni da parte della stampa sul capitano da parte di un silente Conte, ha fatto parecchio riflettere quelli a cui non basta un solo discorso in Senato per cambiare opinione.

Ma era ancora troppo poco per Conte, divenuto oggi statista. Insieme all’altro suo vice premier, Di Maio, oggi messo all’angolo e depotenziato dall’elevato, si assumevano la responsabilità politica, mai peraltro disconosciuta, sulla questione nave Diciotti e sul sequestro da parte dello Stato, di esseri umani. Salvare Salvini da un giusto processo è stato per Conte e per l’altro suo compare Di Maio, l’inizio dell’imbarbarimento insito in quel governo presieduto dall’avvocato del popolo.

E come considerare quelle dichiarazioni di Conte quando, a proposito di quei famosi 49 milioni “rubati” spudoratamente dalla Lega si sarebbe proposto come difensore del partito di Salvini se non avesse ricoperto il ruolo di Presidente del Consiglio?

E sugli abbracci ad ultras inquisiti e condannati per atti di violenza e sulle visite in carcere a chi sconta una pena per tentato omicidio nei confronti di un ladro fermato e che non poteva nuocere più gli sparava al torace mentre era già a terra inoffensivo? Doveva portare in porto quella legge inutile sulla legittima difesa che tanto interessava il capitano a cui nulla doveva essere obiettato visto che il governo, a tutti gli effetti, era lui a guidarlo e non il Conte oggi fine statista.

Per non parlare dell’affare Russiagate che ha travolto il leghista lombardo che continua ancora a tacere sui suoi coinvolgimenti con l’amico Savoini.

E durante l’approvazione dei due decreti sulla sicurezza, che anche i militanti 5 Cose timidamente contrastavano, cosa ha fatto? Cosa ha detto?

Nulla, perché per rimanere il sella nulla poteva replicare il Conte oggi statista ma con un passato da scimmietta che non vede, non sente e non parla, almeno sino a quando non gli si tocca il posto al sole della presidenza del consiglio.

Tutti abbiamo un pupazzetto di Zorro da difendere.

Rimuovere le enormi responsabilità politiche di Giuseppi Conte che oggi riceve l’endorsement addirittura di Donald Trump, l’uomo col capello biondo al vento sposato con una lady da urlo, è un impresa a cui ci sottraiamo e che non ci appassiona.

Lasciamo ai cultori dell’impossibile Toninelli l’ingrato compito.

Non sappiamo se questo nuovo governo, che secondo i dettami della nostra Carta Costituzionale, nonostante in tanti  la ignorino, è del tutto legittimo, riuscirà ad incidere realmente, migliorandole, le condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese, ma quello che in queste ore ci rallegra è vedere la sofferenza che i fascio leghisti salviniani, accompagnati dai fascio meloniani seguiti a ruota da quelli che le olgettine e le igieniste dentali hanno portato alla ribalta, stanno provando in questo momento consumando camionate di Maalox che sembra aver aumentato la produzione viste le richieste. Un pensiero reverente va anche ai tanti komunisti che il Movimento 5 Cose hanno votato e di quelli che, orfani di Salvini che soli li ha lasciati, non voteranno più le Stelle.

Gli italiani non saranno buoni per le rivoluzioni, ma in quanto a trasformismo non li batte nessuno.

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