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Un Consiglio: Comunale.

Che ognuno sia libero di manifestare il proprio convincimento è innegabile, ma che ognuno debba giustificare le scelte che mette in campo, specialmente quando riveste un ruolo pubblico di garanzia, è altrettanto inconfutabile.

Per come si sia poi ricoperto tale incarico, incontestabile.

Ci ha pensato la Presidente Ferri ad evitare un’altra sonora e imbarazzante debacle all’amministrazione Cessa è a tutte le sue sgradevoli contraddizioni sulla carta straccia di Pisa.

Ed eccola la presidente, carica di garanzia ed imparzialità politica al servizio della collettività tutta, come un elefante nei pressi di una cristalleria, scendere nel campo di battaglia e votare a favore di un provvedimento, l’approvazione del rendiconto di esercizio, incompleto in molte delle sue parti e come sostiene qualcuno falso in merito alle incomplete informazioni che porta al suo interno.  Ma si sa, la Presidente non ha mai voluto giustificare l’occupazione di un posto all’interno di questa maggioranza che mai si sarebbe sognata di votarla. Ma lei, come un bulldozer, considerando carta straccia la sua elezione con i voti delle minoranze, tritura tutto e tutti. Mai si è sognata di rimettere il suo mandato mettendo alla prova questa maggioranza sulle vera  voglia di annoverarla fra le sue fila: lei, considerando becera la politica degli altri, non considera di quanto possa rappresentare quella politica che in assenza di morale, agisce a discapito della collettività tutta.

Forme di garanzia annullate sull’altare di che?

La presidente, che subendo l’onta delle minoranze tutte era stata richiamata al rispetto delle regole, vedi penultima convocazione della capigruppo per fissare il consiglio del 30 maggio sul bilancio, fissando unitariamente quel consiglio in assenza delle documentazioni necessarie e con l’affare Borracci incompatibile, lo fissa con i pochi intimi della maggioranza per poi cambiare idea e rimandarlo ad altra data. Al 7 giugno, riportano le cronache.

Democrazia vuol dire che le maggioranze devono governare, ma alle minoranze mai possono essere sottratti i diritti costituzionali che ne tutelano l’opera di controllo.

Come non considerare questi atteggiamenti come di arroganza politica?

La Borracci, seguendo il consiglio della minoranza, si astiene sul provvedimento che aveva messo in discussione proprio quei debiti che si dice, (dovremo aspettare le controdeduzioni della stessa Borracci), siano anche frutto delle responsabilità proprio in riferimento alla carica di presidente di quella ATS che aveva in gestione il Palestrone.

Ma all’astensione della Borracci risponde la Ferri votando a favore: l’emendamento fatto passare come integrazione passa con 8 voti a 7.

E così i crediti vantati dal Comune riappaiono come per incanto.

Chissà quanti altri casi ci saranno come questo, ma non c’è tempo per affrontarli tutti. La chiarezza e la legalità e la giustezza dei conti passano in second’ordine e quanto sbandierato in campagna elettorale svanire come neve al sole. La differenza indifferenziata.

Ma non solo del sindaco dovremmo chiedere le dimissioni irrevocabili e senza condizioni, ma anche dell’imbarazzante minoranza che eleva all’ennesima potenza l’inconsistenza politica dell’ assessore ai servizi sociali, che con quell’insulso e miserevole provvedimento sull’aiuto economico agli indigenti di Casamassima, elargisce ad un elenco prefissato di “bisognosi”, 70, l’obolo di seicento euro. Annui, non mensili; annui.

La grandezza sia delle maggioranze che delle minoranze vengano esaltate attraverso un provvedimento che dovrebbe farci vergognare di questo consiglio che invece di indagare a fondo sugli sprechi di danaro pubblico, si esalta per l’elemosina elargita.

E se qualcuno sospettasse che quell’elenco chiuso, non più modificabile, rappresentasse oboli riconosciuti e da riconoscere?

Orami tutto passa in infimo ordine.

Come le continue e ripetute incongruenze sull’acqua contaminata, sulla carenza di risposte a quella lettera al fulmicotone dell’Ufficio Tecnico ed anche ai sospetti sulle reali ragioni dell’allontanamento forse coatto dell’architetta Sorricaro come messo in risalto da La Voce del Paese in edicola. Quell’enorme carrozzone dell’edilizia, pubblica o privata che sia, che vede sistematicamente l’intervento di esponenti riconosciuti e riconducibili al centro destra casamassimese frapporsi al richiamo alle regole di due esponenti di maggioranza e la volontà di insabbiare tutto magari con provvedimenti da portare in Consiglio.

Inciucio fra maggioranza di cosiddetto centro sinistra e cosiddetto centro destra?

Questa maggioranza non naviga neanche a vista e cerca di dare risposte alle innumerevoli contraddizioni che la popolano, attraverso atti che il più delle volte rappresentano una toppa che è peggio del buco. Un consiglio che se da una parte mette in risalto la scarsa capacità di amministrare una collettività ormai lasciata sola a risolvere i problemi quotidiani dall’altra mette in luce la scarsa visone d’insieme di una minoranza anch’essa senza guida politica e con scarse attitudini al comando che nemmeno la destra sociale propone più. Non si riesce proprio mai di assestare il colpo decisivo, quell’ultimo knock-out definitivo che sembra ormai necessario.

Cosa avranno pensato le maggioranze, cosa avrà pensato la consigliera del PD Pasqua Borracci quando dai banchi dell’opposizione hanno tuonato di stare tranquilla perché anche i cugini e i fratelli saranno attenzionati in riferimento all’affare Palestrone e suoi derivati?

Ma per il momento è necessario che la Borracci dia il suo assenso a questo bilancio, chissà che insidie porterà, e poi si vedrà.

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