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Un “consiglio” qualunque

Nilde Jotti, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Palmiro Togliatti, passando per la Tina Anselmi, Ugo La Malfa, Amintore Fanfani, Ferruccio Parri, Carlo Rosselli, Giorgio Amendola e perfino Giulio Andreotti con l’indimenticabile Enrico Berlinguer rimarrebbero scandalizzati se avessero avuto la possibilità di vedere e sentire cosa sia diventata e come venga rappresentata la politica nel paesello a sud est della grande metropoli.

Per non parlare del Presidente Sandro Pertini.

Un Consiglio Comunale vergognoso che è riuscito a mettere in risalto la pochezza politica da parte dei suoi componenti che indegnamente ne occupano gli scranni. Un intero paese consegnato nelle mani di una giovane consigliera, la Verna che con il fido Fortunato, ha da subito messo sotto scacco un sindaco interessato solo ad indossare la fascia che lo proclama primo cittadino, ma che da primo non ne rappresenta uno. Quell’imbarazzante sequela di compitini scritti a casa e letti con un’enfasi pari a zero, che hanno messo in risalto la pochezza dell’offerta politica che aveva l’arduo compito di differenziarsi. Un’amministrazione che se non ci fosse stata non sarebbe riuscita neanche a scopiazzare programmi di altri “ridicolizzando”, senza possederne le capacità e le competenze, il programma dell’amministrazione De Tommaso.

Relazioni, rappresentate da un susseguirsi di parole senza senso, che avrebbero dovuto far sobbalzare quei rappresentanti del PD seduti e assonnati che ascoltavano senza battere ciglio le invereconde accuse rivolte anche ad amministrazioni a loro vicine, prive di quell’innovazione copernicana che loro, i vari Bagalà, Spinelli, Cristantielli, Barone e il placido e assonnante Palmieri propinavano.

Per non parlare della Borracci che si autoassolve da tutte le accuse come se rappresentasse lei stessa la Corte dei Diritti dell’Uomo. Ma non avrebbe potuto diversamente la consigliera “sotto inchiesta”, vista sia la defezione del Raffaele Bellomo, che da tempo aveva dichiarato la sua “astensione” sul bilancio e dalla posizione sempre più problematica della Presidente Ferri che vuol decidere autonomamente in che maniera votare favorevolmente e/o astenersi, senza che possa far trasparire il suo appoggio incondizionato a questa amministrazione. Un comportamento, quello della Presidente, attenzionato non solo dai commentatori politici, ma anche da quelle forze di minoranza che stanno mettendo in luce quali gli accordi, se accordi ci sono stati, affinché fossero proprio le opposizioni a rendersi responsabili della scelta.

Passando dal voto sicuramente favorevole sui debiti fuori bilanci, è vero sì riferiti al 2014, ma che hanno visto la sentenza del TAR giungere il 28 luglio 2015 e non menzionati in bilancio così come un’amministrazione attenta, avrebbe fatto. Vedremo cosa stabilirà la Corte dei Conti se vorrà degnarci di occuparsi del caso.

Per passare a quel libro dei sogni dei 13 milioni in opere pubbliche che dovrebbe stravolgere il paese nei prossimi tre anni ma senza che uno straccio di progetto abbia visto la luce.  Un libro dei sogni come l’approvazione della Carta di Pisa che hanno fatto diventare coriandoli carnevaleschi quando l’assessore Bagalà ci enumera i progetti in cantiere sul commercio che vedrebbe al centro quel polo commerciale che tanti danni ha portato al tessuto sociale, culturale e commerciale del paesello. Ma lui, la delega al commercio mai, dice il sindaco, l’ha posseduta.

O come i 40.000 euro previsti nel settore agricolo di cui lo stesso assessore Bagalà ne ignora l’esistenza, comparsi come per magia nella missione 16 del bilancio.

Ed allora?

L’imbarazzante scelta di quei miseri 600 euro annui a pochi intimi, (i fondi pochi sono), dimenticando i soldi previsti per l’acquisto del palco comunale e del server, amplificatori e casse acustiche con i microfoni.

Cosa c’è meglio di un palco con le luci, la musica a palla e gli amplificatori di ultima generazione per mettere in risalto la differenzazione?

Un sindaco che è riuscito a non accorgersi che la maggioranza insipida che lo sostiene aspetta il momento giusto per sferrare il colpo del ko e rimandarlo da dove è venuto. Le guerre intestine, basterebbe vedere quei tre ultimi consiglieri seduti a sinistra dell’emiciclo, per capire quanto ancora debba essere detto e fatto e che quella mancanza di dignità politica nasconde. Quei tre consiglieri così vicini di sedia ma così lontani dagli obiettivi, che tengono in vita un’amministrazione nata morta. Se fosse solo la via per Bari a nascondere le incomprensioni sarebbe facile la faccenda, ma aimè, non solo quella di via nasconde le buche e il disfacimento dell’asfalto che l’assessore Palmieri vorrebbe riparare.

Dopo un anno le strade peggio di come le hanno ereditate, per non parlare dell’immondizia, del sociale, della cultura che passa attraverso fondazioni familiari, di uffici lasciati allo sbando, senza più guida, senza più obiettivi.

Con una spesa senza controllo, che analizzeremo in dettaglio molto presto, per una politica dell’apparire senza sostanza, come le sterpaglie che vengono incendiate.

La questione acqua ancora aperta che vede l’amministrazione spendere 7.000 euro per un incarico legale su un non meglio specificato procedimento penale e che ha considerato sino ad oggi spesa superflua quella eventualmente concessa per analisi indipendenti sulla salubrità dell’acqua. . Un sindaco che scrive addirittura ai giornali, La Gazzetta del Mezzogiorno, per smentire un’intervista, diciamo chiarificatrice, apparsa sulle pagine dello stesso giornale di un perito chimico che dichiara di lavorare per questa di amministrazione (vi informerò circa gli sviluppi della questione)  per poi riconoscere un incarico telefonico ad un professore universitario di cui non si conosce l’impegno obbligatorio di nomina e di spesa e di cui abbiamo avuto modo di saperne gli esiti di studio solo ieri in consiglio comunale.

Un’amministrazione senza ne capo ne coda su cui qualcuno ha messo un’opa chiedendo quello che più gli aggrada, minacciando astensioni, uscite dall’aula, voti contrari solo perché a capo della piramide continua ad esserci un sindaco pressato dalla voglia incondizionata a ricoprire il ruolo e quello di tentare di accontentare chiunque gli conceda questo privilegio.

Chiedergli ora, una volta ottenuto il voto favorevole sul bilancio, di rimescolare le carte, azzerando tutto e mettendo alla prova questo falso centrosinistra sulla vera voglia di differenziarsi, sarebbe utopia, ma il tentativo lo faccio ugualmente, e con me, anche altri.

 

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