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E’ un lavoro faticoso tener su la maggioranza.

Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti, la si vede sempre male.

Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia.

(Gustave Flaubert)

L’unico che non riesce a guardarla in faccia, la verità, è il sindaco che continua a voler vestire la fascia senza averne ormai più nessun diritto.

Monta il disappunto e l’indignazione per l’abbandono da parte della maggioranza, in testa il sindaco, (solo questo è un atto di una gravità immane), dell’aula consiliare durante il consiglio comunale del 18 maggio scorso. La maggioranza, non essendo in grado di scegliere al suo interno colei o colui il quale possa rivestire i panni di presidente del consiglio, si alza e va via, così, spudoratamente, nonostante il voto dei cittadini li inchiodi a quelle seggiole.

Senza vergogna.

E sceglie di andar via a consiglio regolarmente iniziato solo ed unicamente per far si che ci voglia un’ulteriore convocazione di consiglio comunale per dilatare i tempi e magari arrivare prima all’approvazione del rendiconto per garantirsi i voti di tutti e 9 i soggetti che siedono in maggioranza prima di scontentarne qualcuno che presidente non è diventato. Una maggioranza che non riesce a dimostrare unità di vedute neanche quando viene chiamata al rilascio di dichiarazioni ad un organo di stampa e l’articolo a firma di Valentino Sgaramella di oggi [21 maggio 2017] su La Gazzetta del Mezzogiorno ne è la prova.

Nicola Guerra, il consigliere di Civicamente che si fa promotore della proposta indecente da portare alle minoranze circa l’unità di intenti fra minoranze e maggioranze per ricercare un nome comune da proporre all’assise, scippato dal capogruppo PD in consiglio che legge il comunicato che fa suo. Certo, richiedere l’unità e la collaborazione da parte delle minoranze quando la maggioranza vive al suo interno dissapori, lotte e guerre non più intestine, sembra una novella del grottesco che neanche il grande Gogol è mai riuscito a pensare. Una maggioranza che si rifiuta, negando la possibilità di aggiornare un consiglio comunale per garantire la presenza dei Revisori dei Conti che a causa dei loro pareri ballerini, avevano compromesso la possibilità di vederci chiaro su quelle cifre a bilancio presentate, oggi chiede collaborazione alle minoranze perché Giuseppe Nitti mai voterebbe  Nica Ferri a presidente una volta che il suo voto è stato determinate per la sua defenestrazione. Ci sarà qualcun altro interessato alla carica, in maggioranza, ma come districarsi fra equilibri che sono compromessi?

Il Cessa sindaco dichiarando che la conferenza dei capogruppo del 4 maggio scorso avrebbe deciso di rinviare la discussione circa la presidenza oltre i 20 giorni dalla decadenza previsti da regolamento e comunque dopo l’approvazione del bilancio e del rendiconto,  dimostra in maniera plateale che il passaggio indenne di questi provvedimenti non è certo semplice. C’è la necessità di tenere a bada e sotto controllo i nove consiglieri di maggioranza e non commettere errori che possano comprometterne la fiducia (in)condizionata; per questo si rimanda e si posticipa.

Un sindaco che lancia «un appello alla minoranza perché collabori all’individuazione di una figura che possa assumere la carica di presidente del consiglio» è un sindaco di fatto non più legittimato al ruolo e dovranno essere le minoranze a capirlo.

La cittadinanza lo ha capito già da un pezzo.

Un sindaco che oggi su una quisquilia, così la definisce Rino Carelli sulla sua pagina facebook la collaborazione delle minoranze a proposito della presidenza, che su problemi ben più gravi ed impellenti, ricordiamo solo il problema acqua, scuole, programmazione, bilancio e tassazione impazzita è andata avanti per la propria strada con quell’unico voto in più, e che mai si sarebbe sognata di chiedere la collaborazione alle minoranze, oggi si ricorda di loro per trovare una via d’uscita a quelle dimissioni in bianco, alla giunta tecnica e alla favoletta del crono programma.

Un sindaco incapace di guardare in faccia la realtà e che continua a giocare alla politica non accorgendosi di quanto poco edificante stia combinando la sua di amministrazione, non merita di sedere a quel banco.

Ci auguriamo solo che quell’abbraccio auspicato fra minoranze e maggioranze e quelle «voci di corridoio che confermano manovre sotterranee nel tentativo addirittura di dar vita ad una nuova maggioranza a partire da questa elezione» [quella della presidenza del consiglio ndr] siano solo ed unicamente voci, ma tutto ci porta a credere che quell’abbraccio ci abbia visto testimoni.

La presidenza del consiglio è a carico delle maggioranze, come è stato negli ultimi decenni, e se dovessimo vedere sedere su quello scranno soggetti diversi dai nove che attualmente consentono al sindaco di guidare l’amministrazione, avremmo la certezza che l’abbraccio si sarà trasformato in un amplesso.

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