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Una risata vi seppellirà.

Autoritario, ignorante, privo di coraggio e di cultura istituzionale, irrispettoso delle regole, con mancanza di senso di responsabilità ed incoscienza religiosa, queste in estrema sintesi le accuse che ieri l’oramai ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rivolto ad uno dei suoi vice premier, Matteo Salvini, che mentre ascoltava stupefatto l’analisi politica non riusciva ad andare oltre le faccette di circostanza con quel bacio al rosario pregando che la requisitoria dell’avvocato del popolo, terminasse il prima possibile.

Ed è in quei 50 minuti di ramanzina al capitano che prima decide di sfiduciare il governo che gli ha permesso l’impossibile sino ad arrivare a duplicare il consenso di un anno fa, questo dicono i sondaggi, ritira quella mozione di sfiducia nei confronti dello stesso Conte tentando in extremis una capovolta che lo facesse in qualche modo recedere e prendere le distanze da quella fine politica che da solo si è andato costruendo, che va collocato il quadro d’insieme che ha tenuto in vita il governo del contratto.

Ed insieme ai penta stellati che non vivono certo un buon momento, tutto il planetario si è unito al coro di approvazione e di sostegno a quel presidente del consiglio che, apostrofato da qualcuno un burattino nelle mani di Salvini e Di Maio, con un moto tardivo di dignità personale, si è rivolto all’emiciclo apostrofando più volte il capitano con le parole che chiunque avrebbe sottoscritto.

(Clicca qui per il testo del discorso di Conte).

Il dubbio amletico che ci assale però e che non lascia scampo a nessuno, neanche a coloro i quali nutrendo piena fiducia nelle capacità istituzionali dell’avvocato professore oggi sono lì ad osannarlo, è quello di sapere le ragioni che hanno svegliato Conte dal coma profondo in cui era caduto per non riconoscere che l’eversore Salvini sedeva stabilmente al suo governo decidendone le sorti.

Che Conte si sia destato improvvisamente, come tutto il moVimento mandato al macero da Di Maio, solo in vista della fine? Ha per caso dimenticato Conte l’approvazione solo qualche giorno fa, di quel decreto contro l’umanità, fatto approvare senza battere ciglio? E quel voto concesso per non permettere un giusto processo al capitano con quell’ammissione di colpa collettiva che ha investito tutti i ministri, compresi quelli con le stelle cadenti, che fine ha fatto? E quei provvedimenti, tanti, qualcuno di questi molto pericolosi in quanto toccano direttamente il portafoglio degli italiani, il presidente Conte, con chi li ha approvati?

Certo che solo un governo fondato su una sommatoria di posizioni divergenti fatte passare come contratto di governo, poteva riconsegnarci quello che ieri abbiamo vissuto.

E pensare che il 2019 doveva essere nelle aspettative del premier Conte un anno bellissimo in cui finalmente si sarebbe sconfitta la povertà (Di Maio).

Ed a un discorso di ampio respiro, quello di Conte, ha fatto da contraltare il ruminare di Salvini che oltre le solite invettive contro Renzi, la Boschi e Bibbiano non è saputo andare. Continuando a non dire niente sul suo amico Savoini e sul Russiagate, con una sequela di slogan senza senso partoriti per l’occasione dalla Bestia di Morosini, come se dovesse parlare ad un gruppo di analfabeti funzionali come quelli che si trovano sui social o al Papeete Beach, nemmeno con un mojito in mano, si inventava un accordo fra Conte, il M5S e il PD per fargli le scarpe e le ciabatte per quando in spiaggia sta. Anziché al ministero.

Ma preparatevi a questo refrain da parte del leghista del nord Salvini, perché la fandonia dell’accordo da tempo fra Di Maio e Renzi passando dalla Boschi, ce la dovremo sorbire per un pezzo.

In un italiano approssimativo e sgraziato, lingua molto gradita a coloro i quali piace molto il capitano ormai divenuto caporale di giornata (forse ancora meno), si è conclusa la parabola discendente di un uomo politico che galvanizzato dai sondaggi ha preferito abbandonare da codardo quella manovra finanziaria di fine anno che lo avrebbe definitivamente trombato per l’eternità.

Ma Salvini è riuscito nella folle impresa di far sembrare il suo omonimo, Renzi, un grande statista e non più un cazzaro come spesso è apostrofato dai suoi oppositori.

Che vogliamo di più dal governo del cambiamento?

Ma anche al presidente di quella commissione antimafia come a tutto il dimaio center group vorremmo rivolgere una domanda. Ma caro senatore 5 stelle Nicola Morra, ma lei solo oggi si è accorto che ostentare i simboli religiosi (rosario e relativo bacio) in alcune zone del Paese è la simbologia utilizzata dalla ‘ndrangheta?

Come mai interviene solo ora dall’alto della sua carica istituzionale per denunciare il comportamento censurabile ed “omertoso” di uno dei suoi vice premier in possibile odore di mafia, come si evince facilmente dalle sue parole? Come mai, caro senatore la sua battaglia antimafia vale oggi e non quando ha votato più volte la fiducia a quel vice premier che secondo lei lanciava messaggi alla ‘ndrangheta?

Anche lei è intermittente come le lucette sull’albero di Natale? eta

Ebbene, sino a ieri tutto era permesso al Salvini eversore, il sacro deretano lo richiedeva, ma oggi che quel culetto a mandolino potrebbe non trovare più una poltrona imbottita per ospitarlo, si può mettere in scena anche l’opposto.

Oggi iniziano le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e non sappiamo se si andrà di nuovo al voto o se un nuovo governo formato da M5S e PD prenderà vita, (visto che contrariamente a quanto si crede, le maggioranze in parlamento si formano), e non sappiamo neppure se anche un altro odiato cavaliere ne farà parte, ma sappiamo per certo di chi siano le responsabilità di chi ha fatto cadere l’Italia dalla padella alla brace.

In primis quel Renzi che oggi stanco del divano e dei pop corn che non permise un anno fa un dialogo con i movimentisti immobili, permise l’ascesa di Salvini che oggi vorrebbe contrastare solo per riorganizzare le proprie fila non certamente quelle del PD, per riprendersi il partito e cacciare a pedate nel sedere Zingaretti.

E la seconda, non certamente da meno ed ancora più grave, è quella che vede Conte, Salvini e Di Maio responsabili tutti e tre in ugual misura di aver ridotto il Paese in questo stato comatoso.

Ma noi, indefessamente, resistiamo, resistiamo e resistiamo.

Una risata, vi seppellirà.

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