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Uomini e caporali.

Uomo o donna; bianco o marrone; ricco o povero; istruito o capra; settentrionale o meridionale; osservatore o vedente.

Nessuno potrà mai scegliere di appartenere ad una o all’altra categoria ancor prima di nascere per cui, una volta emesso il primo vagito, ci sarà sempre qualche degno rappresentante dell’esemplare di appartenenza che glielo ricorderà finché muore.

Ma se tutti riescono, fra alti e bassi, a sopportare pazientemente e con arrendevolezza il destino che la vita gli ha riservato incasellandolo in un gruppo anziché in un altro, l’unica differenza che difficilmente gli individui riescono ad accettare è la suddivisione fra Uomini e Caporali.

Per questo dividiamo l’umanità non a secondo delle varietà originali che il destino ci riserva, ma in due grosse categorie di persone: uomini e caporali.

La categoria degli uomini è la maggioranza schiacciante, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.

Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta una vita come bestie per poi essere vincolati, fuori dal recinto, ad assistere ad un concerto battendo le mani al proprio cantante preferito stando in piedi, in una posizione precaria sul sagrato di una chiesa, senza riuscire mai a vedere l’artista da vicino ed essere indotti pure a ringraziare il signore che gli ha concesso, con i soldi provenienti dalle tasse che gli uomini sono costretti a versare senza distinzione, a quello spettacolo così tanto agognato senza la minima soddisfazione visto che a fargli compagnia c’è solo l’ombra grigia di una vita grama.

I caporali invece, sono coloro che, rinchiusi in un recinto debitamente transennato delimitante quello spazio inviolabile per gli uomini, seduti comodamente sulle quelle seggiole blue preventivamente assegnate, assistono a quello stesso concerto, guardando il loro artista tanto agognato negli occhi mentre lo applaudono.

Questi esseri invasati che una lista redatta con meticolosità identifica con nome e cognome, accomunati dalla bramosia del potere che al loro signore devono, li troviamo sempre a galla, sempre seduti sul posto migliore, al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, della loro genuflessione incondizionata pronti a deridere il povero uomo qualunque che quella seggiola non ha potuto occupare.

Dunque, carissimi uomini, avete capito?

Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, di qualsiasi colore essi siano, fateci caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.

Ma non è quella giusta.

Qui il grande Totò che di uomini e caporali era un vero intenditore.

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