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Vito Schiuma racconta i retroscena sugli assessorati del Movimento 5 Stelle di Casamassima.

Non si placa la diatriba che coinvolge il Movimento 5 Stelle di Casamassima in riferimento all’abbandono di Vito Schiuma dal moVimento di qualche giorno fa.

Dopo quel comunicato dell’ex attivista 5 Stelle, di cui vi abbiamo informato il 2 maggio scorso, il M5S del paesello aveva risposto alle accuse dello Schiuma dichiarando:

COMUNQUE ANDIAMO AVANTI…..

….come sempre UNITI! Lo abbiamo sempre detto e lo ha ripetuto proprio ieri il portavoce Antonello Caravella dal palco dell’evento del Primo Maggio: siamo un gruppo di cittadini che mette avanti come UNICA PRIORITÀ il progetto per il bene comune di Casamassima.

Figuriamoci se il personalismo (o una improbabile poltrona persa) di qualcuno, neanche candidato nè candidabile in lista per il nostro regolamento, in quanto non residente, possono intaccare la motivazione e la solidità di questo gruppo.

Non ce ne vogliano i “gossippari” politici del paesello MA, purtroppo per loro, non perdiamo nessun “pezzo” e l’unica risposta a un tale basso attacco da parte di un “ex” è e sarà sempre Il vederci lavorare INSIEME per quella IdeaDiPaese che fino a qualche giorno prima era anche la sua.

Naturalmente il fatto in sè ci delude e rammarica perché è sempre una sconfitta perdere qualcuno che si riteneva degno di fiducia da parte dell’intero gruppo.

Certamente non è il primo ma con l’intima speranza sia l’ultimo, non raccoglieremo alcuna ulteriore provocazione.

Del resto è talmente degradante e scomposto tale comportamento, che in un post carico di livore vendicativo si classifica da solo per quello che è, al rango più basso. Noi non useremo mai il suo deplorevole e diffamatorio linguaggio.

Il soggetto in questione si è messo fuori dal gruppo e per noi ci rimane senza esitazione alcuna! QUESTIONE CHIUSA!

Proseguiamo il lavoro che di tempo ne abbiamo dedicato anche troppo. Ad maiora!

All’unanimità: Il portavoce M5S Candidato Sindaco Antonello Caravella, i portavoce candidati consiglieri e l’intero gruppo del MoVimento Cinque Stelle Casamassima.

Ma oggi, dopo la presentazione della lista a sostegno di Caravella sindaco e della squadra di governo, Vito Schiuma ritorna sull’argomento e con un lungo post ne spiega le ragioni e i retroscena che ci descrive sono veramente stupefacenti.

Questo il testo del post di Vito Schiuma:

Con il tipico donabbondismo che lo contraddistingue, capetto 1 mette il braccio intorno al collo della lista e se ne fa scudo umano, provando a dissimulare l’accaduto farfugliando una serie di illazioni che si contraddicono un rigo sì e l’altro pure. Ho passato fin troppo tempo a correggergli/scrivergli comunicati, interpellanze, mozioni e altro per non riconoscere questo stile a metà tra “dico e non dico” e i generatori di frasi automatiche delle app Facebook. Del resto “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare!”. Una prece.

 

Veniamo ai fatti:

  1. A settembre 2017 capetto 1 mi chiede la disponibilità a entrare nella squadra di giunta in qualità di assessore alla Cultura. Convinto si trattasse di un attestato di stima, ma soprattutto un naturale proseguimento del lavoro che ho svolto per anni insieme al gruppo di lavoro Cultura, accetto.
  2. Gli altri assessori, Enrico Pisanelli, Francesco Arborea, Carmela Patrono, in ordine non temporale, accettano di far parte della squadra. Si inizia a parlare di temi e di soluzioni per il Paese. Un’esperienza bellissima, di cui farò tesoro per quanto ho imparato, grazie alla splendida professionalità e competenza dei miei tre compagni di un seppure breve viaggio. Sono onorato di avervi conosciuto e mi dispiace che siate coinvolti in tutto questo.
  3. Prima di Natale, in una riunione in cui non c’ero, capetto 1 nomina il vice sindaco, Francesco Bracale, il quale a onor del vero già prendeva parte alle riunioni di “giunta” (a titolo ignoto fino ad allora).
  4. Gli “assessori” proseguono il proprio lavoro individualmente e con i gruppi di lavoro, costituiti dagli attivisti e dai candidati consiglieri. Il sottoscritto prosegue il lavoro coordinando i lavori del Gruppo di lavoro Cultura.
  5. Ad aprile 2018 capetto 1 scopre la legge Del Rio (56/2014) sulle quote rosa (il 40%) o forse si accorge di non saper contare fino a 2, visto che in “giunta” c’è solo una quota rosa.
  6. L’11 aprile 2018, in una riunione di “giunta” durata dai 30 ai 35 minuti, capetto 1 e capetto 2 si presentano in riunione (con 50 min. di ritardo), spiegando rapidamente il problema. Capetto 1, dopo una serie di proposte irricevibili (tra cui “andiamo avanti così e al massimo ci penseremo dopo le elezioni”) punta l’indice e afferma: I nomi sacrificabili sono quelli di Schiuma e Pisanelli. Come facciamo? Mi riservo di prendere una decisione nei prossimi giorni”. Solo per sottolineare il termine “killeraggio politico” che ho usato nel post precedente, mi soffermo sul fatto che non c’era stata nessuna chiamata, nessun incontro volto a presentarmi il problema, altrimenti, come affermato in più sedi, tutto questo non sarebbe successo, avrei accettato l’errore, fatto un passo indietro (come poi ho fatto) e, addirittura, proposto soluzioni (come poi ho fatto in ogni caso). Ma quello era solo l’inizio della deriva.
  7. Capetto 1 indice una riunione plenaria (attivisti + candidati consiglieri) per esporre il problema delle quote rosa in giunta e chiederne un parere. Ed è subito “Er ist wieder da”, ci tiene a sottolineare che vuole semplicemente sentire “l’umore” del gruppo, ma la decisione sarà presa a suo insindacabile giudizio (tradotto: se mi piace quello che dite accetto la democrazia, se non mi piace faccio valere la mia superiorità).

I nomi dei sacrificabili restano sempre e solo i due di cui sopra.

  1. Il sottoscritto si chiama fuori da questo “Grande Fratello” della politica in cui si nominano persone con il televoto, senza ascoltare (non solo sentire) le varie proposte che vengono da più parti. Mi escludo dal gioco, non solo perché toccato personalmente da questa sacrificabilità (sarei ipocrita a non ammetterlo), ma soprattutto per la sottovalutazione dell’importanza dell’Assessorato Cultura e del lavoro svolto finora, nonché della complessità della rivoluzione culturale necessaria in un Paese come Casamassima.

Detto questo, e non ritenendo di essere l’unico a Casamassima a poter portare avanti questo lavoro, sollevo proposte e interrogativi: a) Nominare vice sindaco (UNICO SENZA DELEGA FINO AD ALLORA) uno qualsiasi degli assessori e affidare un assessorato importante (ad es. sociale, fino ad allora vacante) ad una quota rosa (la stessa Mancini era già presente da poco nel gruppo).

  1. b) Nominare vice sindaco una quota rosa dal gruppo di candidati consiglieri.
  2. c) Aprire le candidature al pubblico, qualora il problema fosse stato trovare competenze nelle quote rosa.

Perché proprio il vice sindaco? Innanzitutto perché era (ed è) l’unico senza alcuna delega, poi perché è stato scelto per ultimo, quindi l’errore si è materializzato in quel momento.

  1. Nella stessa riunione il gruppo all’unanimità (quella sì era unanimità) chiede di potersi esprimere su tutti e quattro gli “assessori”, evidenziando l’insensatezza di chiedere un parere solo su due nomi. Oltre all’insensatezza di chiedere solo un parere.
  2. Capetto 1 sancisce l’insindacabilità del proprio giudizio e l’intoccabilità di capetto 2 (vice sindaco).

Nasce “Le Mouvement, c’est moi!” (chiedo scusa a Luigi XIV per l’impietoso paragone).

  1. Le uniche spiegazioni fornite ai miei interrogativi (a, b e c) sono state farneticazioni riassumibili così: “Bracale è temuto negli uffici comunali” (non ridete), “Se vado in Regione e crolla una scuola, mi fiderei solo di Bracale per andare a mettere una firma” (????), in sostanza capetto 2 è l’unico uomo (su 15 candidati + 5 assessori) in cui capetto 1 ripone la propria fiducia. Uno statista.
  2. Chiedo di mettere a verbale e ribadisco che non è nelle mie corde sottopormi a giochi politici e tarantelle delle poltrone. Ribadisco la mia indisponibilità a far parte di una giunta (di grandissimo rispetto), ma guidata da persone che fanno pagare agli altri i propri errori, che non conoscono il valore della riconoscenza, dell’umanità, della democrazia interna ad un gruppo, che confondono la personalità con il personalismo, che vedono come fumo negli occhi chi ha un’opinione diversa (tant’è che puntualmente esce dal gruppo chi non è allineato), che esautorano il gruppo a giorni alterni, che senza aver scritto una sola riga di programma giudicano chi è sacrificabile e chi no. Non accetto che alla guida di un progetto così importante e tanto atteso ci sia chi non riconosce valori di condivisione, dialogo, rispetto delle opinioni altrui, chi opera scelte in solitudine, nella migliore delle ipotesi come atto vendicativo nei confronti di una persona leale e sempre sincera nelle opinioni, seppur dirette e, a volte, tranchant. 13. Ho richiesto i verbali, letti e approvati, e mi è stato negato anche questo.
  3. Esco dal gruppo. Mi rifiuto seriamente di credere che capetto 2, che comunque è in lista e quindi in caso di vittoria avrebbe un notevole peso rappresentativo della cittadinanza, non se la senta più di fare attivismo gratuito come è stato finora (capetto 2 è stato l’unico a non fare mezzo passo indietro, nemmeno per finta). Avremo un sindaco politicamente debole, che avrà bisogno del braccio destro che gli dia la sveglia al mattino, vaghi per gli uffici comunali a indispettire i dipendenti pubblici e gli dia la buonanotte la sera ripetendogli che “è un bel sindaco” (cit)?

Mi va bene anche che si sminuisca il mio lavoro, silenzioso e generoso, che mi si definisca un passante che aveva capito male, anche se fino all’altro giorno facevo parte del gruppo attivisti, gruppo Cultura e gruppo Comunicazione, andavo nelle scuole a parlare con dirigenti e insegnanti, studiavo il bilancio, scrivevo il Regolamento sovvenzioni e patrocini (insieme a tutto il gruppo s’intende), mi va bene persino che con il vostro stile da “specchio riflesso” (quello è il livello) mi accusiate di essere un cacciatore di poltrone, tanto in Paese stanno già mettendo le persone sul piatto e, permettetemi, non c’è paragone. Solo non mi va bene che io non abbia ricevuto alcuna risposta sensata ai miei interrogativi. Risposte che ora dovrete dare ai vostri elettori. Al gruppo dico solo una cosa: vi capisco. Capisco che siate entusiasti della candidatura, capisco che siate leali al M5S, che crediate veramente di poter cambiare il Paese. Al di là di baci, abbracci e cuoricini, credo alle parole di stima e supporto che mi avete donato fino al giorno prima della mia fuoriuscita. Anche perché ricordo le vostre chiamate, sento le vostre parole, leggo i vostri messaggi, non posso aver sognato. Però mi permetto di dirvi che il primo ruolo di un attivista del M5S è fare “fiato sul collo” ai portavoce (o futuri tali), controllare che tutto sia fatto con onestà e trasparenza, garantire ai cittadini che chi si propone a ruoli istituzionali non faccia i propri interessi e non menta alla cittadinanza. Per il momento avete accettato tutto, ma sono sicuro che in futuro non sarete sempre così mansueti e riuscirete a opporvi alla sequela di autogol che capetto 1 e capetto 2 segnano dall’alto della propria inconsistenza.

 

 

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